venerdì, luglio 10, 2009
domenica, luglio 05, 2009
sabato, luglio 04, 2009
Il Mussolini che mi piace.
Un Mussolini per certi versi d'annata...quello delle leggi oscure, quello della xenofobia e dei milioni d'italiani morti, quello che invade la libia, quello che fa danni in molti posti dell'Africa ma quello che allo stesso tempo viene santificato da giovani ragazzini che il fascismo manco lo conoscono. Sono anti comunisti per vocazione perché Berlinguer ha ucciso chissà quante persone ed aveva un'isola....Almirante parlava bene però: giustificava il razzismo e la superiorità della razza.Comunque va da se che il miglior Mussolini, quello che io adoro e quello per cui vado fiero è quello di piazzale loreto.Un assassino......l'unica pena di morte che io abbia mai giustificato.I suoi eredi, mi riferisco alla tetta al vento, dovrebbero recitare mea culpa non santificarlo....ma si sa alessandra mussolini è una gallina senza testa quindi poco da sperare.Etichette: Mussolini? meglio da morto.
martedì, giugno 30, 2009
Berlusconi Contestato....PUNTO DUE!!!!
Lo champagne s'avvicina ed una cena si farà!!
P.s. vediamo se silvio darà colpa a qualcun'altro sta volta...
Etichette: Berlusconi contestato....PUNTO DUE.
Berlusconi Contestato...punto!!

Etichette: Berlusconi contestato...punto
lunedì, giugno 29, 2009
martedì, giugno 23, 2009
Rock & Roll

Mai silenzio fu più rumoroso....esistono ancora i clerici?
Gli scorsi anni solo voi e la vs. famiglia cristiana...ora il silenzio.

Una verità ora conosco dato il silenzio: andare a puttane è da devoto cristiano.
Etichette: a zoccole da cristiano.
Nel calcio cifre indecenti...
Divertente che chi le afferma non badi a spese per acquistare senatori e puttane.La coerenza e Silvio Berlusconi non sono mai stati presenti allo stesso party dato che di rado il piduista n. 1.816 mantiene un'idea per più di 15 minuti.
Sentir parlar di moralità nel calcio uno dei maggiori artefici di tale decadenza dà un certo effetto. Ora come ora i milioni sono troppi per un calciatore ma chi ha pagato 60 mliardi di vecchie lire per lentini dovrebbe prima scusarsi e poi spiegare le sue nuove idee.
Nel vocabolario dell'erede di Benito invece non esiste la parola scusa come non esiste il ravvedimento....preferisce abolire le cose a lui non congeniali: perde al doppio turno? eliminiamo il doppio turno!!
"Silvio Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre anche a se stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne" - Montanelli.
In effetti quante volte si è smentito e ri-smentito...anche ultimamente sull'affair papi ha dimostrato il suo esser fascisticamente smemorato...ogni tanto chiudo gli occhi e mi aspetto da un suo discorso una frase del tipo "allora tireremo di dritto!!!!!" anche se di tennis non stiamo parlando.
Invece ci deliziava con deliziose bugie:
non più in grado di rispondere alle proprie sparate....il fatto che sia anche un riccio non è per me un problema dato che per un ricco e potente come lui dimostrare di poter far l'amore nonostante un aspetto fisico tutt'altro che appariscente è una sorta di conquista sociale.Il cazzetto milionario e nulla più.
Comunque Topo qualcosa non può che essere contento quanto risparmiato dal presidente per il milan sarà speso per le zoccole......mi sa che supereremo i consueti 200.000 al mese.
Etichette: i soldi del calcio? a puttane..
venerdì, giugno 12, 2009
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. DODICESIMA PARTE: RITORNA.
il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore è palermitano
«La Fininvest è nata da Cosa Nostra»
Lo tengono in piedi perché rappresenta i loro interessi al Nord, è il loro "figlio di buona donna"
Etichette: La Fininvest è nata da Cosa Nostra - Matteo Mauri - 27 Ottobre 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. UNDICESIMA PARTE: Le MEDICINE.
Bossi su Berlusconi: «Il suo fine era quello di
distruggere la Lega. Voleva comprarci tutti quanti»
«Parla meneghino ma è di Palermo»
«Silvio venga da me, così gli spiego perché nel '94 l'ho silurato»
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. DECIMA PARTE: RITORNA.
Oggi a Milano, sentenza per le mazzette Gdf
«Silvio riciclava i soldi della mafia»
«Isoldi della banda della Magliana e quelli della mafia siciliana sono stati dati a Silvio Berlusconi per finanziare la speculazione edilizia in Sardegna». Lo ha detto ieri in aula il collaboratore di giustizia Antonio Mancini, 50 anni, ex componente della banda della Magliana, deponendo a Palermo nel processo a Marcello Dell'Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa. «A parlarmi per la prima volta di Berlusconi - ha detto Mancini - è stato Francis Turatello verso la fine degli anni Settanta, quando eravamo rinchiusi nel carcere di Trani. Turatello mi disse che attraverso l'imprenditore, i milanesi riciclavano i soldi provenienti dai sequestri di persona e dal traffico della droga. Berlusconi faceva muovere il denaro della criminalità organizzata». Mancini ha parlato dei rapporti che esistevano fra la banda della Magliana e boss come Pippo Calò e Stefano Bontade. «Il riciclaggio dei soldi della mafia e della criminalità - ha detto - avveniva attraverso Silvio Berlusconi e Flavio Carboni; la banca usata per ripulire il denaro che arrivava a Berlusconi era il Monte dei Paschi di Siena». Rispondendo alle domanda del pm Nico Gozzo sulla differenza di ruoli, Mancini ha detto: «Entrambi erano uguali perché ci servivamo di loro per ripulire il denaro, solo che uno metteva i tacchi alti e il parrucchino, l'altro era terra-terra...». Mancini ha parlato poi di presunti contatti fra la banda della Magliana e uomini delle istituzioni. «Ricordo - ha detto - che avevamo rapporti con Vitalone e l'onorevole Evangelisti. Non li ho mai visti di persona ma fra di noi sapevamo che potevamo contare su di loro». Ha poi deposto un altro pentito, il cosentino Francesco Pino: «Marcello Calvano mi avvicinò nella primavera del '94 - ha detto il teste - per invitarmi a votare Forza Italia perchè era una forza politica garantista e avrebbe fatto qualcosa per modificare il 41 bis e la legge sui collaboratori di giustizia». «Assisto nauseato all'interminabile tiro al bersaglio contro la mia persona», ha risposto Silvio Berlusconi. «Mancano solo le stragi della Banca dell'Agricoltura, dell'Italicus e della stazione di Bologna, ma forse - ha proseguito - basta aspettare». Oggi intanto a Milano è prevista la sentenza al processo per le mazzette alle Fiamme Gialle. La procura aveva chiesto 3 anni per Berlusconi. E sempre a Milano ieri, al processo "All Iberian" la difesa del Cavaliere ha chiesto l'assoluzione. Sentenza il 13 luglio.
Etichette: Silvio riciclava i Soldi della Mafia - 7 Luglio 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. NONA PARTE: INELEGGIBILE.
Par Condico Ante Litteram: drastico decreto del ’57
C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile
di Davide Caparini - Deputato Lega Nord
Il tema della par condicio di accesso ai mezzi di comunicazione è strettamente collegato al conflitto d’interesse che in questo modo ritorna alla ribalta. Infatti la maggioranza promette di approvare in via definitiva le norme varate in prima lettura dalla Camera dei deputati nell’aprile 1998. Una soluzione all’acqua di rose frutto della mediazione in un testo unificato della legge Berlusconi, Veltri, allora nei Ds, e quella della Lega da me firmata. Il meccanismo definito imporrebbe nel caso del Cavaliere di affidare le sue proprietà ad un gestore indipendente come da anni avviene nel sistema americano: il Paese nel quale è certamente più ampia e profonda la distinzione effettuata tra le cariche pubbliche e gli interessi personali. La normativa statunitense tende a prevenire situazioni in cui gli interessi privati facenti capo a soggetti titolari di incarichi pubblici possono condizionare l’adozione, la direzione e la portata delle scelte che quei soggetti avrebbero effettuato in assenza di quegli interessi. Ma l’affidamento cieco, questa la traduzione letterale del sistema adottato dalla Camera, mentre può funzionare per i patrimoni finanziari o azionari, si è rivelato del tutto inadeguato per le proprietà industriali. A maggior ragione quando si tratta di aziende operanti nell’editoria televisiva e della carta stampata con una vastissima visibilità ed elevati contenuti propagandistici. È indiscutibile che questa legge sia un primo passo in quanto introduce nell’ordinamento italiano norme a garanzia dei cittadini delimitando gli interessi personali rispetto a quelli pubblici ma è altrettanto evidente che, nel caso di Silvio Berlusconi, non risolva alcunché, lo dimostra il fatto che il Polo l’ha comunque votata senza particolari patemi d’animo. Ma Berlusconi è, e rimane, ineleggibile, come stabilito da una norma del 1957, l’articolo 10 del Dpr n. 361 che dichiara non eleggibili "coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o l’autorizzazione è sottoposta". È una norma chiara, equa, nata in tempi non sospetti quando Berlusconi era ancora un cantante di un’orchestrina sulle navi da crociera. Una norma che stabilisce, senza condizionale, che la persona titolare di concessioni statali come quelle che permettono alle tre tv Mediaset di trasmettere non può essere eletta al Parlamento. Ma, come tutti noi sappiamo, Silvio Berlusconi è già stato deputato italiano, parlamentare europeo, presidente del Consiglio ed è palese che nessuno abbia mai applicato questa norma di ineleggibilità in quanto la Giunta per le elezioni ha sempre difeso ad oltranza il diritto dell’eletto di restare in carica. È stata in questo caso fornita un’interpretazione formalistica stabilendo che solo il titolare giuridico delle concessioni, il presidente Confalonieri, non può essere eletto, mentre niente ha da temere Berlusconi, il proprietario di fatto: non è eleggibile "alla concessione ad personam e quindi, se non c’è titolarità della persona fisica, non si pone alcun problema di eleggibilità, pur in presenza di eventuali partecipazioni azionarie". Per risolvere questo amletico dilemma e risolvere l’abnorme stortura basterebbe approvare in Parlamento una leggina che fornisca l’interpretazione autentica della legge del ’57. Una legge depositata alla Camera sia dalla Lega che dai democratici. Berlusconi è ineleggibile, quindi, anche se c’è chi sostiene il contrario dichiarando che il titolo IV, articolo 51, della Costituzione recita "tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza". Vero, quanto è vero che quell’articolo si conclude sancendo "secondo i requisiti stabiliti dalla legge". E quella legge c’è dal 1957.
Etichette: C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile - Davide Caparini - 25 Novembre 1999
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. OTTAVA PARTE: La SCELTA.
Il Parlamento mette alle strette l'azzurro
Etichette: Imprenditore o politico è il momento della scelta - Chiara Garofano - 8 Novembre 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. SETTIMA PARTE: L'AVVIO.
Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica
Etichette: Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica - 5 Maggio 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. SESTA PARTE: I CANAPAI.
Un Biscione di miliardi in Svizzera
Da Segrate a Lugano, il viaggio degli "spalloni" targati Fininvest
Etichette: Un biscione di miliardi in Svizzera - Emilio Parodi - 3 Novembre 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. QUINTA PARTE : Occultismo.
Svelato il primo grande segreto di Silvio Berlusconi:
ecco le Holding fantasma del suo impero
Le sedici casseforti occulte
Ruggeri, autore di saggi sul Cavaliere, racconta la clamorosa scoperta
di Max Parisi
Giovanni Ruggeri, lei è autore di alcuni libri d'inchiesta su Silvio Berlusconi, mi pare.
«Sì, due per l'esattezza»
Il primo quando lo scrisse?
«Il primo, intitolato "Berlusconi, inchiesta sul signor Tv", uscì in prima edizione presso gli Editori Riuniti nel 1987. Lo stesso libro fu poi ripubblicato nel febbraio 1994 dalla casa editrice Kaos di Milano, riveduto, ampliato e aggiornato, chiaramente».
Dopo di che, lei scrisse la seconda opera?
«Sì, "Berlusconi, gli affari del presidente", alla fine del 1994. È stata pubblicata anche questa dalla Kaos Edizioni di Milano».
Lavorando alla stesura di questi due saggi, lei ha mai avuto modo di venire a conoscenza di notizie relative agli assetti societari del gruppo Fininvest?
«Certamente. Anzi, io mi vanto, ripeto, mi vanto di essere il primo e l'unico ad aver scritto che le famose holding, la cassaforte dell'impero Fininvest, non sono 22, ma sono 38».
Scusi, Ruggeri, chi sostiene siano 22?
«Sono ufficialmente dichiarate tali dalla stessa Fininvest, ma non solo, come ogni società che si occupa di editoria e telediffusione, la Fininvest ha dovuto comunicare al Garante l'assetto societario delle sue emittenti, e lo ha fatto citando appunto le 22 holding, per cui non ci piove, ufficialmente sono tali, e il patrimonio della Fininvest, di cui una parte notevole risulta essere di proprietà personale di Silvio Berlusconi, è stato dichiarato distribuito appunto in queste 22 holding».
Che però non sono le sole, perché lei sostiene, e ora le vengo subito a chiedere con quali prove, che in realtà sono 16 più di quelle dichiarate dalla medesima società televisiva.
«Sì. Io l'avevo scoperto già dieci anni fa. Allora ne scrissi, però a quel tempo avevo contezza fossero 38, ma quando uscirono i miei libri non avevo ancora reperito tutte le 38 holding, cosa che ho fatto in un secondo momento. Per cui scrissi: sì, ho la certezza che si tratta di 38 holding e non di sole 22, tuttavia non potei sviluppare l'argomento come avrei voluto, e come potrei fare oggi, perché mi mancava la ricognizione documentale delle ulteriori 16, ricognizione che dovevo ancora fare. Le rivelo che a quel tempo delle 38 holding conoscevo, avevo dettagliata documentazione, ovviamente delle prime 22 e dell'ultima, la trentottesima. Delle altre conoscevo l'esistenza, emergevano da confronti di dati, ma alle prove materiali sono arrivato dopo».
Lei esattamente cosa ha individuato, cosa ha scoperto in dettaglio delle 16 holding "fantasma"?
«Le prime 22 Holding Italiane sono state costituite tutte il 19 giugno 1978, ma in quella stessa data nascono anche le Holding Italiane 23, 24, 25, 26, 27 e 28. Altre quattro, dalla Holding Italiana ventinovesima alla trentaduesima, vengono fondate il 22 dicembre 1978, e infine tutte le altre, dalla Holding Italiana trentatreesima alla trentottesima, nascono, cioè vengono costituite, il 27 marzo 1981. Noi parliamo di holding, quindi, che esistono già da un bel pezzo, 17 anni».
Lei è riuscito a capire, ci sono prove, che queste ulteriori holding detengano quote del capitale della Fininvest?
«Certamente. Intanto ciò che colpisce è la trasformazione che queste 16 holding aggiuntive, rimaste sconosciute, hanno subito nel tempo. Trasformazioni equivalse al cambiamento di nome, ma non di proprietà».
Cioè?
«La differenza sostanziale fra le 22 holding "ufficiali" e le 16 "occulte" sta in questo: le prime, quelle dichiarate tali da Berlusconi e dalla Fininvest, sono delle scatole vuote, si limitano a riscuotere i dividendi. Le altre 16, invece, sono società operative. Hanno un operare frenetico, ed è proprio questo che ha reso difficile l'individuazione, il loro reperimento. Ad ogni modo, sono riuscito a fare un elenco preciso, elenco che comprende trasformazioni, variazioni di sede e di oggetto sociale da quello originario. Le faccio un esempio: la Holding 33 dopo vorticose mutazioni è diventata... Tele Posillipo, la numero 34 Tele Sondrio, la numero 35 è diventata una finanziaria, la Safim Finanziaria».
Quindi oggi non esistono più come tali, come Holding Italiana numero...
«Formalmente no, ma sostanzialmente sì, la proprietà è sempre quella, sono state fatte variazioni per camuffarle, credo, o per ragioni che risultano del tutto incomprensibili, se non si tratta di nascondere qualcosa. Ad ogni modo non ci sono problemi, ho tutti i dati con me per la loro esatta individuazione».
Che dati?
«Tutti. Il numero di registro di ognuna di loro che le identifica presso le Camere di Commercio, il numero del fascicolo presso le Cancellerie dei Tribunali Civili, insomma è tutto molto chiaro, almeno a me. Posso affermare di avere chiarissimo l'intero organigramma societario della Fininvest, incluso questo groviglio nascosto».
Lei è certo del fatto che queste 16 holding siano riconducibili alla Fininvest? Che prove ha per affermarlo?
«La loro composizione. Tutte queste 16 holding vengono costituite dagli stessi personaggi al servizio della Fininvest, ossia dallo studio del commercialista Armando Minna, oggi deceduto, e di sua moglie, la signora Nicla Crocitto. Caratteristica di tutte queste holding è che nascono come Srl con 20 milioni di capitale, fondatori sono il commercialista Armando Minna e la moglie, come dicevo poc'anzi. Il commercialista si intestò il 90% del capitale iniziale, il rimanente la consorte. Nascono così, poi si trasformano in Spa, con capitale iniziale di 200 milioni, elevato di norma a 2 miliardi. Poi accadde un fatto che cambiò le cose. Il 29 gennaio 1982 il commercialista Armando Minna morì in un incidente stradale piuttosto strano, per la verità, e la vedova, la signora Nicla Crocitto, si ritirò a vita privata. Ecco che allora amministratore di tutte queste 16 holding diventò Luigi Foscale, zio di Silvio Berlusconi e padre di Giancarlo Foscale. Il signor Luigi Foscale, ex dirigente della Fiat, nonostante i suoi anni, marcia oltre gli ottanta, fino al 1995, ma suppongo ancora oggi, era amministratore unico delle holding di cui stiamo parlando».
Che senso ha tutto questo marchingegno segreto, secondo lei?
«Amo dire le cose quando ho una certezza assoluta. Guardi, le holding ci sono, il meccanismo lo conosco perfettamente, e anche a cosa serve. Per le 22 Holding "ufficiali" la Fininvest ha dichiarato che la loro esistenza è necessaria per risparmi fiscali, io vado più in là, anche perché non si capisce come mai la stessa Fininvest queste ulteriori 16 Hoding le ha sempre tenute nascoste».
La notizia delle 38 e non più 22 holding esce dalla Procura di Palermo che sta indagando nell'ipotesi di riciclaggio di capitali mafiosi in relazione a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.
«Le dirò che a me, tutto sommato, fa piacere dopo tanto tempo vedere che la magistratura scopre cose delle quali avevo scritto già 10 anni fa. Per un autore, è una soddisfazione. Noto anche dell'altro, rispetto questa notizia».
Cosa?
«Stando alle agenzie stampa, l'Ansa per la precisione, nei primi giorni dell'agosto scorso sarebbero stati prelevati documenti da due società fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro a Milano e a Roma, la Saf e Servizio Italia».
E quindi?
«Ma chiaramente, dico io, ci voleva tanto tempo per arrivarci? Io, in questi miei libri, ho chiesto esplicitamente a Silvio Berlusconi di dire chi c'è dietro, che tipo di mandato ha dato proprio a queste due fiduciarie. Il mio ragionamento al riguardo era molto semplice, dicevo: Cavaliere, lei sostiene che è tutto in ordine, che è tutto chiaro rispetto la proprietà della Fininvest? Lo dimostri. Noi sappiamo che lei ha operato dietro la facciata di queste due fiduciarie infiltrate pesantemente dalla P2, lei ha iniziato a servirsi di queste due fiduciarie e continua a farlo proprio quando erano controllate dalla P2 di Licio Gelli. Lei le ha usate, dicevo a Berlusconi già allora, nel 1987, per occultare i volti dei suoi finanziatori. D'altra parte, le società fiduciarie esistono proprio per questo. Ciò non significa a priori che il denaro sia maleodorante e i personaggi anche, ma il fatto che vi si ricorra, suscita delle perplessità. Allora, vogliamo uscire dall'equivoco, dalle congetture, dissi a Berlusconi. Renda pubblici i mandati di queste fiduciarie».
Berlusconi rispose?
«Assolutamente no. E allora io, continuavo a dire, non posso non ricordare che dietro queste stesse fiduciarie c'era Licio Gelli e Tassan Din, che addirittura aveva il suo "ufficio privato" diciamo così, dentro una delle sedi di queste fiduciarie, così come non posso scordare che con queste fiduciarie aveva rapporti Flavio Carboni, e via elencando».
Parlando di queste due società della Bnl, le risulta che abbiano avuto in qualche modo a che fare, intrattenuto rapporti voglio dire, con esponenti della mafia siciliana?
«Sì. Con esponenti di Cosa Nostra».
Torniamo la cuore del problema: esattamente quando ha scoperto i dati circostanziati relativi alle 16 Holding fantasma?
«Ho ultimato le ricerche alla fine del 1997»
Con questi nuovi risultati, ha intenzione di scrivere un altro libro?
«A questa domanda non intendo rispondere».
Un'ultimissima questione. Lei è un giornalista, per chi lavora?
«Sono un inviato del settimanale Gente da 25 anni».
Ruggeri, mi permetta l'impertinenza, Berlusconi sostiene che tutti coloro, non importa se giornalisti o magistrati, "parlano male di lui", sono dei comunisti. Lei, se intende dirmelo, è comunista?
«Mai stato comunista in vita mia. Questa poi... (risata)».
Etichette: Le sedici cassaforti occulte - Max Parisi - 29 Settembre 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. QUARTA PARTE : Soldi Sporchi.
Dell'Utri capitali illeciti per le holding del Cavaliere
«Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca»
I legali del presidente di FI si oppongono
alla perquisizione: è un parlamentare
La procura antimafia di Palermo sospetta che capitali di provenienza illecita siano finiti, tramite Marcello Dell'Utri, nelle holding di Silvio Berlusconi e ne vuole aprire i forzieri. Ma i legali del presidente di FI, Giuseppe De Luca ed Ennio Amodio, si oppongono al decreto di perquisizione, per le «prerogative riconosciute all'onorevole Berlusconi quale appartenente alla Camera dei Deputati». Dunque un invito a chiedere autorizzazione a Montecitorio. La Procura replica con «richiesta di esibizione e consegna di copia degli atti», motivata da improrogabili «esigenze processuali» nell'ambito dell'indagine per riciclaggio contro Dell'Utri. Il primo atto di questa schermaglia processuale è un decreto di perquisizione del 16 giugno. I pm Antonio Ingroia e Nico Gozzo, titolari anche dell'indagine sull'ipotesi di concorso in riciclaggio contro Dell'Utri (parallela al processo per concorso esterno in fase dibattimentale) chiedono di acquisire copia dei documenti contabili di alcune società, le cosiddette "Holding", che controllano l'intero capitale della Fininvest. In particolare, si chiede l'esibizione degli atti costitutivi, dei libri-soci e dei libri-giornale delle società: dalla "Holding Italiana prima" alla "Holding Italiana ventitreesima". Sei giorni dopo, il 24 giugno, giunge a Palermo notifica di opposizione degli avvocati De Luca e Amodio. «Nelle holding - scrivono i legali - si trova concentrato il patrimonio personale dell'onorevole Berlusconi che costituisce punto di riferimento e strumento della sua attività imprenditoriale, come tale quindi protetto dalla tutela costituzionale accordata a tutti i rapporti riconducibili alla attività personale del cittadino investito di funzioni parlamentari». Gli avvocati invitano perciò la procura di Palermo a chiedere l'autorizzazione alla Camera per acquisire le informazioni richieste su ventidue delle Holding citate nel provvedimento, quelle detenute «direttamente o indirettamente dall'onorevole Berlusconi». Via libera, invece, per la "Holding Italiana Ventitreesima" che fa capo, spiegano i legali, «ad altre persone della stessa famiglia» non coperte dalla tutela accordata ai parlamentari. La Procura replica allora rinnovando la richiesta di esibizione degli atti che le interessano, motivandola con «esigenze processuali determinate dalla sussistenza di gravi indizi in ordine ai reati ascritti a Marcello Dell'Utri». La Procura sostiene infatti che nell'acquisizione di "pacchetti film" da parte della società "Reteitalia spa", negli anni '70 e '80, sarebbero confluiti capitali illeciti.
Etichette: Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca - 2 Luglio 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. TERZA PARTE : La Coppola.
«Dell'Utri chiese a Bontade venti miliardi da girare a
Berlusconi che si trovava in difficoltà economiche»
Così il Biscione si mise la coppola
Rapisarda: quei soldi servivano per acquistare
film e programmi. La Fininvest: tutto falso
Un incontro a Parigi, nel 1980, tra Marcello Dell'Utri, Stefano Bontade e Filippo Alberto Rapisarda, nel corso del quale Dell'Utri chiese a Bontade, allora al vertice di Cosa Nostra, 20 miliardi da girare a Berlusconi, in difficoltà economica. Lo avrebbe rivelato ai magistrati di Palermo lo stesso Rapisarda, secondo quanto scrive "L'Espresso" in un articolo che sarà pubblicato sul prossimo numero e di cui è stato anticipato il testo. «Rapisarda - scrive il settimanale - dopo un primo interrogatorio dell'estate del '96 in cui aveva sostenuto che Bontade gli parlò, nel 1979, di 10 miliardi richiesti da Berlusconi e Dell'Utri alla mafia palermitana per entrare in società nel nascente Canale 5, si è presentato in procura il 6 ottobre 1997». Rapisarda ricostruisce quindi l'incontro con Bontade e Dell'Utri e la richiesta dei 20 miliardi, quasi 80 miliardi ai valori di oggi: «Con quei soldi - sostiene il finanziere siciliano, che non è un pentito, sottolinea "l'Espresso", - il gruppo Biscione avrebbe acquistato diritti televisivi di film e programmi da ritrasmettere sulla sua tv commerciale». Il settimanale scrive quindi che sono cominciati i controlli sui documenti, «partendo da quelli sequestrati alla Parmafid, una fiduciaria milanese cui fa capo il capitale sociale della Fininvest».La Parmafid ha sostanziali partecipazioni nelle 23 Holding Italiane, cui fa capo il capitale sociale della Fininvest. «La Parmafid però - continua ancora "L'Espresso" - non veniva utilizzata solo da Berlusconi. La fiduciaria aveva anche altri clienti, tra cui gli imprenditori milanesi Joe Monti e Antonio Virgilio, due colletti bianchi al centro dell'inchiesta Pizza Connection, assolti dalle accuse di mafia da una provvidenziale sentenza dell'ex presidente della prima sezione della Cassazione Carnevale. Così a partire dal 1997 gli investigatori della Dia hanno ricostruito gli acquisti di pacchetti di film avvenuti negli anni incriminati. Tutti contratti - scrive sempre il settimanale - conclusi a colpi di miliardi di ignota provenienza». "L'Espresso" ricorda poi che i legali di Berlusconi si sono opposti alla consultazione dei libri contabili delle Holding Italiane sostenendo che si tratta del capitale personale di Berlusconi, e che quindi bisogna chiedere l'autorizzazione al Parlamento. «È inaudito e indegno di uno Stato di diritto che in pieno svolgimento di processo certa stampa debba conoscere verbali di interrogatori tenuti nascosti alla difesa». Lo afferma in una nota il collegio difensivo dell'onorevole Marcello Dell'Utri a proposito delle anticipazioni dell'Espresso. «Le rivelazioni del Rapisarda, per quanto frammentariamente concessoci dalle Agenzie - proseguono i legali - sono state smentite dalle acquisizioni finora compiute, e costituiscono solo la conferma della dedizione alla menzogna di tale soggetto, ancora in debito di gratitudine per la archiviazione della sua posizione da parte della Procura palermitana». «Al fine di sgomberare il campo da ulteriori equivoci» gli avvocati di Dell'Utri ribadiscono che «i colleghi difensori dell'onorevole Berlusconi si sono opposti, per doveroso rispetto alle prerogative del loro cliente, al sequestro di atti comunque estranei agli acquisti cui si riferisce il Rapisarda, in ogni caso prestandosi alla esibizione degli stessi alla Autorità giudiziaria, a riscontro della assoluta trasparenza delle operazioni finanziarie riferibili alla holding». E la Fininvest smentisce in una nota «di aver avuto relazioni finanziarie o di qualunque altro tipo con personaggi come Bontade o Rapisarda per l'acquisto di diritti televisivi o per altre operazioni».
Etichette: Così il biscione di mise la coppola - 10 Luglio 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. SECONDA PARTE : La Fortuna.
Le gesta di Lucky Berlusca Per salvarlo un plotone di parlamentari, avvocati e giornalisti
|
| In realtà, i cosiddetti "guai giudiziari" di Silvio Berlusconi non appartengono tutti al medesimo ceppo (da intendersi come blocco...).Berlusconi infatti, ha molteplici e differenti fronti aperti con la giustizia - più qualcuno appena chiuso con pesanti condanne - che in qualche modo rappresentano, dal punto di vista del codice penale, la sua intera carriera di imprenditore.Andiamo a ritroso. RICICLAGGIO SOLDI DELLA MAFIA Attualmente Silvio Berlusconi è sotto inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Palermo - magistrato delegato alle indagini il sostituto procuratore Domenico Gozzo - per l'ipotesi di reato di riciclaggio di capitali provenienti dalla mafia siciliana, la meglio nota Cosa Nostra. Questa indagine nasce, per così dire, come "costola" del processo in corso sempre a Palermo contro Marcello Dell'Utri, a sua volta accusato di connivenza con questa organizzazione criminale (vedi articolo in pagina).Stando alle scarne informazioni raccolte in ambienti giudiziari palermitani, a dare impulso a quest'azione della magistratura contro il Cavaliere è stato un testimone, Filippo Alberto Rapisarda, potente finanziere siciliano operante a Milano dai primi anni Settanta. Rapisarda - hanno riferito alcuni giornali fra luglio e agosto - avrebbe reso a più riprese testimonianze il cui contenuto sarebbe di estrema gravità. Avrebbe riferito di miliardi ottenuti da Berlusconi dalla "famiglia" (in senso mafioso) dei Salvo, boss di Salemi. Nino e Ignazio Salvo, oggi entrambi deceduti, entrarono nel mirino di Giovanni Falcone già a metà degli anni Ottanta, tanto che vennero rinviati a giudizio nel primo maxi processo alla mafia istruito proprio da Falcone. Nino non fece a tempo a vedere la fine del dibattimento, morì di cancro in un ospedale di Bellinzona, in Svizzera, la notte del 18 gennaio 1986. Ignazio verrà ucciso in un agguato teso da Leoluca Bagarella e altri sicari, tra i quali - pensate - anche Gaetano Sangiorgi, marito di sua nipote, Angela Salvo, la sera del 17 settembre 1992.Ebbene, stando alle dichiarazioni di Rapisarda, sentito - ripeto - in qualità di testimone dalla Procura palermitana, il Cavalier Berlusconi avrebbe ottenuto dai cugini Salvo tramite i "buoni uffici" di Marcello Dell'Utri un ingentissimo capitale.Il "prestito", sempre che si possa chiamare così, sarebbe stato erogato a cavallo tra il 1977 e il 1978, la somma era di 5 miliardi (25 miliardi e 353 milioni di oggi - fonte Istat). Vero, falso? I magistrati, coadiuvati dalla Direzione Investigativa Antimafia e da esperti della Guardia di Finanza, stanno verificando. Sempre quest'estate, la Procura di Palermo ha sequestrato i libri societari delle 22 Holding (Dalla Holding Italiana Prima alla Ventiduesima) che detengono il capitale della Fininvest. Anche in questo caso, sono in corso accertamenti. Soprattutto, si cerca di capire la ragione per la quale Silvio Berlusconi per una larga parte degli anni Settanta e Ottanta fece amministrare in maniera fiduciaria forti quote di queste società-cassaforte alla finanziaria Par.Ma.Fid di Milano, società che contemporaneamente amministrava parte dei beni di pericolosi gangster e finanzieri di mafia operanti all'ombra della Madonnina. Come vedete, al di là delle parole di molti "pentiti", non ultimo Francesco Di Carlo, che ha "narrato" di incontri diretti avvenuti a Milano fra Silvio Berlusconi, Stefano Bontate e Mimmo Teresi, - questi ultimi due all'epoca dei fatti (metà-fine anni Settanta) ai vertici dell'organizzazione mafiosa - c'è ben altro su cui i magistrati vogliono fare chiarezza. E per la verità, anche noi. CORRUZIONE DI MAGISTRATI ROMANI Naturalmente non sono solo questi - come si diceva - i "guai giudiziari" del Cavaliere di Arcore. Ricordate il clamoroso caso Previti, Squillante, Pacifico, Acampora? Ebbene, a Milano i magistrati sospettano fortemente - anzi, hanno carte bancarie in tal senso - che le ingentissime somme "girate" da Cesare Previti ad "amici" magistrati romani (leggermente corrotti...) in realtà provenissero non dai "risparmi" dell'avvocato della Fininvest, bensì dalle tasche di Berlusconi tramite la vasta ragnatela societaria estera nelle sue mani. Anche in questo caso specifico, la posta è altissima. Se venisse dimostrato processualmente il ruolo di "mandante" di Berlusconi nei confronti di Previti, l'impero finanziario del Cavaliere crollerebbe di schianto. In ballo c'è - niente di meno che - la Mondadori, rimasta per un lungo periodo al centro di una ferocissima battaglia legale fra De Benedetti e il Signore della Fininvest.Se Previti agì per corrompere - riuscendoci - i magistrati capitolini che alla fine in effetti diedero "ragione" al Cavaliere, e per farlo usò proprio i soldi del Cavaliere, sarebbe un disastro immane per Silvio. Dal punto di vista economico, si innescherebbe una causa per danni che in pratica lo porterebbe diritto alla rovina, dal punto di vista dell'immagine neanche a parlarne, sotto il profilo strettamente giudiziario poi, nel caso venisse condannato, il reato di corruzione di magistrati ha una rilevanza assai pesante, quanto ad anni di carcere. VIOLAZIONE LEGGI ANTITRUST IN SPAGNA Se questi due eventi giudiziari già bastano per capire quale "futuro" potrebbe aspettare Berlusconi in Italia, c'è da aggiungere che perfino in Spagna i giudici vogliono vederci molto chiaro sulla gestione patrimoniale della televisione impiantata in quella nazione dal signor Fininvest. L'ipotesi al vaglio dei giudici spagnoli circa le "azioni" di Berlusconi è di aver bellamente violato le leggi sia sull'antitrust, sia per ciò che attiene più semplicemente alla tassazione. Tra l'altro, Berlusconi deve prestare la massima attenzione a quello che fa, rispetto la magistratura iberica. Là, l'immunità parlamentare italiana non vale, sia ben chiaro. In ogni caso, questi sono solo i primi nodi che stanno venendo al pettine. CAPITOLO BANCA RASINI Quando qualcuno si prenderà la briga di "aprire" il capitolo Banca Rasini, magari sequestrandone l'archivio tutt'oggi esistente, magari interrogando alcuni dei suoi ex funzionari tutt'oggi in pensione (non al cimitero), e magari anche ponendo qualche domanda a qualcuno degli ex correntisti tutt'oggi facilmente rintracciabili, si scriverebbero pagine davvero inedite della storia di Silvio Berlusconi e famiglia. Certi comportamenti, certa spregiudicatezza, certe amicizie non si inventano dalla sera alla mattina. Bisogna avere dei maestri, e il giovane Silvio di allora ne ebbe più d'uno, nella banca dove lavorò suo padre per vent'anni. E LUI? A tutto ciò, comunque, Berlusconi risponde in maniera scomposta. A chi gli domanda pubblicamente spiegazioni - ad esempio il sottoscritto -, oppone l'ira dei suoi fedelissimi e l'azione dei suoi legali. A chi testimonia presso i magistrati, vedi Rapisarda, querele amplificate da potenti campagne televisive e della carta stampata (tutti mezzi da lui controllati) e infine direttamente ai giudici impressionanti pressioni concentriche a cui portano man forte "legioni" di deputati e senatori di Forza Italia in Parlamento. Di fronte a questo esercito formidabile, che dire? Golia sembrava invincibile. |
Etichette: Le gesta di Lucky Berlusca - Max Parisi - 30 Agosto 1998
Eravamo nemici..dalla padania all'amore. PRIMA PARTE : La Mafia.
Dai miliardi per comprare il terreno della futura Milano2, alle società siciliane con parenti di Buscetta: al Signore di Arcore la parola. Spieghi, e sia chiaro
Etichette: Berlusconi Mafioso? 11 domande al cavaliere per negarlo. - Max Parisi - 8 Luglio 1998





