martedì, giugno 30, 2009

Berlusconi Contestato....PUNTO DUE!!!!

Anche a Viareggio....ma insomma un po' di rispetto questi sindacalisti proprio non ce l'hanno?

E' una vergogna che papi non riesca ad andare più a fare il profeta ovunque anche nelle zone rosse...i suoi sodali buffoni, da giordano a fede, possono dire qualsiasi cosa ma finalmente una verità è venuta a galla: berlusconi non è uomo del fare ma è solamente UOMO DEL DIRE!!!


Lo champagne s'avvicina ed una cena si farà!!


P.s. vediamo se silvio darà colpa a qualcun'altro sta volta...

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Berlusconi Contestato...punto!!


Il giorno che Berlusconi non attaccherà la sinistra per i suoi problemi ed ammetterà di aver sbagliato sarà sempre troppo tardi.
Non è possibile cercare una notizia sulla contestazione di oggi a napoli e leggere come sempre argomentazioni assurde del silvio a difesa del suo essere inutile.
Non è merito della sinistra se la gente si sta accorgendo di silvio il disonesto.
La claque che lui si porta sempre appresso non può intimorire la libera gente.
Per cui : BERLUSCONI CONTESTATO...punto!!!

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lunedì, giugno 29, 2009

L'Aquila...

L'uomo del dire.


video

martedì, giugno 23, 2009

Rock & Roll


Mai silenzio fu più rumoroso....esistono ancora i clerici?

Gli scorsi anni solo voi e la vs. famiglia cristiana...ora il silenzio.



Una verità ora conosco dato il silenzio: andare a puttane è da devoto cristiano.

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Nel calcio cifre indecenti...

Divertente che chi le afferma non badi a spese per acquistare senatori e puttane.

La coerenza e Silvio Berlusconi non sono mai stati presenti allo stesso party dato che di rado il piduista n. 1.816 mantiene un'idea per più di 15 minuti.

Sentir parlar di moralità nel calcio uno dei maggiori artefici di tale decadenza dà un certo effetto. Ora come ora i milioni sono troppi per un calciatore ma chi ha pagato 60 mliardi di vecchie lire per lentini dovrebbe prima scusarsi e poi spiegare le sue nuove idee.

Nel vocabolario dell'erede di Benito invece non esiste la parola scusa come non esiste il ravvedimento....preferisce abolire le cose a lui non congeniali: perde al doppio turno? eliminiamo il doppio turno!!

"Silvio Berlusconi è un mentitore professionale: mente a tutti, sempre anche a se stesso, al punto da credere alle sue stesse menzogne" - Montanelli.

In effetti quante volte si è smentito e ri-smentito...anche ultimamente sull'affair papi ha dimostrato il suo esser fascisticamente smemorato...ogni tanto chiudo gli occhi e mi aspetto da un suo discorso una frase del tipo "allora tireremo di dritto!!!!!" anche se di tennis non stiamo parlando.

Invece ci deliziava con deliziose bugie:

"Io dico sempre cose sincere, anche perché non ho memoria e dimenticherei le bugie. Come ci si può fidare di chi usa la menzogna come mezzo della lotta politica? La gente deve fidarsi solo di chi dice la verità" -S. Berlusconi ai tempi della sua discesa.

Eppure l'immagine che ho di lui è di una persona perennemente in fuga da se stesso ed oramai
non più in grado di rispondere alle proprie sparate....il fatto che sia anche un riccio non è per me un problema dato che per un ricco e potente come lui dimostrare di poter far l'amore nonostante un aspetto fisico tutt'altro che appariscente è una sorta di conquista sociale.

Il cazzetto milionario e nulla più.

Comunque Topo qualcosa non può che essere contento quanto risparmiato dal presidente per il milan sarà speso per le zoccole......mi sa che supereremo i consueti 200.000 al mese.


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venerdì, giugno 12, 2009

Eravamo nemici..dalla padania all'amore. DODICESIMA PARTE: RITORNA.

Bossi rincara la dose dal Congresso federale della Lega:
il capo di Forza Italia parla meneghino ma nel cuore è palermitano
«La Fininvest è nata da Cosa Nostra»
Lo tengono in piedi perché rappresenta i loro interessi al Nord, è il loro "figlio di buona donna"

di Matteo Mauri
bresciaLa guerra è aperta da tempo. Ma ora entra in campo l'artiglieria pesante. E se alle accuse di mafia che da tempo Bossi lancia contro Berlusconi, il Cavaliere risponde col silenzio, adesso il Senatur ha deciso di alzare il tiro. «Tanto per essere chiari, per far capire alla gente», replica ad un congressista che aveva criticato la «politica dell'insulto» del segretario leghista. L'attacco di Umberto Bossi a Silvio Berlusconi, è durissimo. Il segretario della Lega Nord nel corso del suo intervento al Congresso straordinario del Carroccio, ha più volte dato del "mafioso" a Berlusconi. Da tempo il leader leghista, durante gli innumerevoli comizi, aveva indicato nel Cavaliere «l'uomo di Cosa Nostra». Al congresso, la tesi è diventata ufficiale. «L'uomo di Cosa Nostra» viene citato decine e decine di volte. E con lui tutte le aziende che fanno capo al leader di Forza Italia. L'anomalia italiana è lì: se ne devono convincere in primo luogo tutti i delegati, poi l'opinione pubblica.«La Fininvest - ha affermato Bossi - ha qualcosa come trentotto holding, di cui sedici occulte. Furono fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di Cosa Nostra a Milano. E a Palermo hanno preso un meneghino per rappresentare i loro interessi. La verità è che se cade Berlusconi cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi». Se l'ex-Capo dello Stato Francesco Cossiga negli ultimi due giorni è andato giù durissimo nei confronti del Cavaliere, Bossi non è certo stato da meno. Anzi, ha alzato il tiro, entrando anche nei dettagli, quando ha parlato della Banca Rasini, delle holding occultate, della nascita della prima tv berlusconiana, del partito degli azzurri. «Un palermitano - ha affermato Bossi - è a capo di Forza Italia. Perché Forza Italia è stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli interessi reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti. La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord».Eppoi ancora, come in un crescendo: «Palermo ha in mano le televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini del Nord»; «Silvio è uomo della P2, cioè del progetto Italia»; «La Banca Rasini è la banca di Cosa Nostra a Milano»; «Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in barba perfino alla legge Mammì»; «Berlusconi parla meneghino ma nel cuore è un palermitano».«L'uomo di Cosa Nostra»: Bossi, nelle tre ore d'intervento, ha indicato spesso il disegno dietro il palco in cui era raffigurato alle spalle di Berlusconi, un sicario siculo con lupara e coppola.Dopo aver ricordato i molti «giovani del Nord morti per droga», Bossi ha aggiunto: «Molte ricchezze sono vergognose, perché vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che "pecunia non olet". C'è denaro buono che ha odore di sudore, e c'è denaro che ha odore di mafia. Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore. Ecco il punto».

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. UNDICESIMA PARTE: Le MEDICINE.

Bossi su Berlusconi: «Il suo fine era quello di
distruggere la Lega. Voleva comprarci tutti quanti»
«Parla meneghino ma è di Palermo»
«Silvio venga da me, così gli spiego perché nel '94 l'ho silurato»

«La caduta del suo governo? Berlusconi venga da me, che gliela spiego io...! Sono stato io a metter giù il partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l'ho abbattuto».Umberto Bossi commenta con il piglio di sempre le polemiche di questi sulla ricostruzione della crisi del '94. «Io - spiega Bossi parlando con un cronista dell'Ansa - per quella che fu allora la mia visione della situazione politica considerai che il presidente Scalfaro aveva capito una cosa e cioè che la Lega era gagliarda e in caso di elezioni sarebbe tornata in forze. Certamente, tutti volevano la morte della Lega. Berlusconi aveva creato Forza Italia per questo. Ma Berlusconi e Scalfaro facevano due ragionamenti diversi». «Per semplificare diciamo che in Italia c'erano tre poli - prosegue il segretario federale leghista - il polo di Roma, rappresentato dalla sinistra e dalla ex Dc, quello di Palermo rappresentato da Berlusconi, e il polo del Nord. Nel '94 ci fu uno scontro tra il Polo del Palermitano e il Polo romano e il Polo romano fu più cauto e capì che non serviva a niente andare ad elezioni. Che la Lega avrebbe preso ancor più forza di fronte al consolidamento del debito pubblico. Il presidente della Repubblica fece un ragionamento logico, almeno io lo interpretai così allora, e pensò che occorreva aspettare ancora per snervarci». «Berlusconi invece è un irrazionale - continua Bossi - questo è il suo problema. Aveva ricevuto l'ordine di distruggere la Lega. Io ero stato costretto all'alleanza e durante i comizi di quel periodo continuai a ripeterlo. Dicevo infatti, e tutti possono ricordarlo, che lui era comunque un nemico. Dicevo che era stato inventato il maggioritario per fregare la Lega. E dicevo anche che se un nemico non puoi abbatterlo subito devi prima abbracciarlo. Più chiaro di così...». «Il dramma di Berlusconi - aggiunge il leader leghista - è che è un palermitano che parla in meneghino, mandato apposta per fregare il Nord. Io questo lo compresi subito, compresi che bisognava evitare l'annientamento della Lega e mi comportai di conseguenza». Intanto Bossi dà un appuntamento per settembre: il suo ritorno "nel gioco politico". «Ormai il sistema padano è pronto - spiega - la Lega ha dato una mano importante alla sua creazione. Adesso se ne occupa il governo della Padania, è roba loro. Io tornerò dopo l'estate - conclude - a lavorare sulla protesta contro Roma. Torno ad occuparmi di politica partitica e del consenso».

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. DECIMA PARTE: RITORNA.

Pentito inguaia Berlusconi al processo Dell'Utri.
Oggi a Milano, sentenza per le mazzette Gdf
«Silvio riciclava i soldi della mafia»
PALERMO
«Isoldi della banda della Magliana e quelli della mafia siciliana sono stati dati a Silvio Berlusconi per finanziare la speculazione edilizia in Sardegna». Lo ha detto ieri in aula il collaboratore di giustizia Antonio Mancini, 50 anni, ex componente della banda della Magliana, deponendo a Palermo nel processo a Marcello Dell'Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa. «A parlarmi per la prima volta di Berlusconi - ha detto Mancini - è stato Francis Turatello verso la fine degli anni Settanta, quando eravamo rinchiusi nel carcere di Trani. Turatello mi disse che attraverso l'imprenditore, i milanesi riciclavano i soldi provenienti dai sequestri di persona e dal traffico della droga. Berlusconi faceva muovere il denaro della criminalità organizzata». Mancini ha parlato dei rapporti che esistevano fra la banda della Magliana e boss come Pippo Calò e Stefano Bontade. «Il riciclaggio dei soldi della mafia e della criminalità - ha detto - avveniva attraverso Silvio Berlusconi e Flavio Carboni; la banca usata per ripulire il denaro che arrivava a Berlusconi era il Monte dei Paschi di Siena». Rispondendo alle domanda del pm Nico Gozzo sulla differenza di ruoli, Mancini ha detto: «Entrambi erano uguali perché ci servivamo di loro per ripulire il denaro, solo che uno metteva i tacchi alti e il parrucchino, l'altro era terra-terra...». Mancini ha parlato poi di presunti contatti fra la banda della Magliana e uomini delle istituzioni. «Ricordo - ha detto - che avevamo rapporti con Vitalone e l'onorevole Evangelisti. Non li ho mai visti di persona ma fra di noi sapevamo che potevamo contare su di loro». Ha poi deposto un altro pentito, il cosentino Francesco Pino: «Marcello Calvano mi avvicinò nella primavera del '94 - ha detto il teste - per invitarmi a votare Forza Italia perchè era una forza politica garantista e avrebbe fatto qualcosa per modificare il 41 bis e la legge sui collaboratori di giustizia». «Assisto nauseato all'interminabile tiro al bersaglio contro la mia persona», ha risposto Silvio Berlusconi. «Mancano solo le stragi della Banca dell'Agricoltura, dell'Italicus e della stazione di Bologna, ma forse - ha proseguito - basta aspettare». Oggi intanto a Milano è prevista la sentenza al processo per le mazzette alle Fiamme Gialle. La procura aveva chiesto 3 anni per Berlusconi. E sempre a Milano ieri, al processo "All Iberian" la difesa del Cavaliere ha chiesto l'assoluzione. Sentenza il 13 luglio.

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. NONA PARTE: INELEGGIBILE.

Par Condico Ante Litteram: drastico decreto del ’57
C’è una legge inapplicata: Berlusconi è ineleggibile

di Davide Caparini - Deputato Lega Nord

Il tema della par condicio di accesso ai mezzi di comunicazione è strettamente collegato al conflitto d’interesse che in questo modo ritorna alla ribalta. Infatti la maggioranza promette di approvare in via definitiva le norme varate in prima lettura dalla Camera dei deputati nell’aprile 1998. Una soluzione all’acqua di rose frutto della mediazione in un testo unificato della legge Berlusconi, Veltri, allora nei Ds, e quella della Lega da me firmata. Il meccanismo definito imporrebbe nel caso del Cavaliere di affidare le sue proprietà ad un gestore indipendente come da anni avviene nel sistema americano: il Paese nel quale è certamente più ampia e profonda la distinzione effettuata tra le cariche pubbliche e gli interessi personali. La normativa statunitense tende a prevenire situazioni in cui gli interessi privati facenti capo a soggetti titolari di incarichi pubblici possono condizionare l’adozione, la direzione e la portata delle scelte che quei soggetti avrebbero effettuato in assenza di quegli interessi. Ma l’affidamento cieco, questa la traduzione letterale del sistema adottato dalla Camera, mentre può funzionare per i patrimoni finanziari o azionari, si è rivelato del tutto inadeguato per le proprietà industriali. A maggior ragione quando si tratta di aziende operanti nell’editoria televisiva e della carta stampata con una vastissima visibilità ed elevati contenuti propagandistici. È indiscutibile che questa legge sia un primo passo in quanto introduce nell’ordinamento italiano norme a garanzia dei cittadini delimitando gli interessi personali rispetto a quelli pubblici ma è altrettanto evidente che, nel caso di Silvio Berlusconi, non risolva alcunché, lo dimostra il fatto che il Polo l’ha comunque votata senza particolari patemi d’animo. Ma Berlusconi è, e rimane, ineleggibile, come stabilito da una norma del 1957, l’articolo 10 del Dpr n. 361 che dichiara non eleggibili "coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l’obbligo di adempimenti specifici, l’osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o l’autorizzazione è sottoposta". È una norma chiara, equa, nata in tempi non sospetti quando Berlusconi era ancora un cantante di un’orchestrina sulle navi da crociera. Una norma che stabilisce, senza condizionale, che la persona titolare di concessioni statali come quelle che permettono alle tre tv Mediaset di trasmettere non può essere eletta al Parlamento. Ma, come tutti noi sappiamo, Silvio Berlusconi è già stato deputato italiano, parlamentare europeo, presidente del Consiglio ed è palese che nessuno abbia mai applicato questa norma di ineleggibilità in quanto la Giunta per le elezioni ha sempre difeso ad oltranza il diritto dell’eletto di restare in carica. È stata in questo caso fornita un’interpretazione formalistica stabilendo che solo il titolare giuridico delle concessioni, il presidente Confalonieri, non può essere eletto, mentre niente ha da temere Berlusconi, il proprietario di fatto: non è eleggibile "alla concessione ad personam e quindi, se non c’è titolarità della persona fisica, non si pone alcun problema di eleggibilità, pur in presenza di eventuali partecipazioni azionarie". Per risolvere questo amletico dilemma e risolvere l’abnorme stortura basterebbe approvare in Parlamento una leggina che fornisca l’interpretazione autentica della legge del ’57. Una legge depositata alla Camera sia dalla Lega che dai democratici. Berlusconi è ineleggibile, quindi, anche se c’è chi sostiene il contrario dichiarando che il titolo IV, articolo 51, della Costituzione recita "tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza". Vero, quanto è vero che quell’articolo si conclude sancendo "secondo i requisiti stabiliti dalla legge". E quella legge c’è dal 1957.

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. OTTAVA PARTE: La SCELTA.

Imprenditore o politico,è il momento della scelta
Il Parlamento mette alle strette l'azzurro

di Chiara Garofano
La questione del conflitto d'interessi è tornata prepotentemente d'attualità dopo la formazione del governo D'Alema. L'Udr ne ha fatto il suo principale cavallo di battaglia e punta a ridimensionare l'influenza dell'impero Mediaset, sottraendo a Berlusconi almeno una delle tre reti attualmente a sua disposizione.Il nuovissimo piano per le frequenze, che è stato presentato nei giorni scorsi, prevede che un privato non possa detenere più del 20 per cento delle emittenze. In questo modo, per dare attuazione alla disposizione normativa, Berlusconi sarà costretto a mandare sul satellite, o a cedere ad altri, una delle sue tv, presumibilmente Rete 4. E la situazione del Cavaliere è resa ancora più difficile dal presidente onorario dell'Udr Francesco Cossiga, che non perde occasione per condannare quella che definisce un'anomalia pericolosa per la democrazia e per invocare una nuova e più equa legge sul conflitto d'interessi. Ieri su questo tema si è registrata un'altra valanga di posizioni ufficiali di leader politici. Dopo che inaspettatamente era stato proprio il senatore Di Pietro a difendere il Cavaliere dagli attacchi del Picconatore, a tornare sull'argomento ci ha pensato Angelo Sanza, coordinatore della segreteria dell'Udr, che ha definito «strana e inquietante» l'uscita pro-Berlusconi dell'ex pm e ha ricordato i precedenti nei rapporti tra i due, a cominciare dalla visita di Di Pietro ad Arcore, dall'offerta di Berlusconi di nominarlo ministro dell'interno e dell'offerta, da parte di Giulio Tremonti e sempre all'ex pm, di uno speciale ufficio investigativo, che poi, aggiunge Sanza, gli fu negato per la ferma opposizione dell'allora ministro della Giustizia, Filippo Mancuso.Più conciliante, ma non per questo arrendevole, l'atteggiamento di Rocco Buttiglione, altro esponente dell'Udr, che lega il conflitto di interessi alle vicende politiche: «Per tre anni - ricorda Buttiglione - abbiamo lavorato con Berlusconi cercando di convincerlo a venire al centro, a risolvere il conflitto di interessi, che è poi questo: un partito che fa blocco con un preciso insieme di interessi privati. Perciò, quando Cossiga invitava Berlusconi a sciogliere Forza Italia, voleva sottolineare: facciamo insieme un grande partito del centro che sia, come gli altri partiti europei, un partito di cittadini, non di un uomo solo. Purtroppo - conclude Buttiglione - finché questo non avviene, la politica italiana rimarrà bloccata».Batte sul tasto del conflitto di interessi di Berlusconi pure il sottosegretario alle telecomunicazioni Vincenzo Vita, che ieri ha sottolineato come sia «importante che si approvi un disegno di legge: va evitato è un lungo dibattito senza una nuova legge». «C'è un disegno di legge già votato alla Camera e ora al Senato - ha aggiunto Vita -. Si può migliorare, ma l'importante però è che si approvi un disegno di legge». Quanto alla Rai, Vita ha detto che «è indispensabile che essa sia un po' ripensata come servizio pubblico, anche se l'obiettivo è arrivare a un sistema privato con non più di due reti a soggetto».

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. SETTIMA PARTE: L'AVVIO.

Rivelazioni di un teste al processo Dell'Utri
Fu Craxi a spingere Berlusconi in politica
«Fu Craxi a spingere Berlusconi a muoversi in politica, per creare un movimento al Nord, pensando che al Sud avrebbero avuto successo le liste «fai-da-te» con gli ex Dc e Psi»: a tracciare questa ricostruzione di eventi è stato Ezio Cartotto, ex dirigente Dc a Milano, ma anche ex consulente Fininvest. Lo ha detto deponendo al processo al deputato di Forza Italia Marcello Dell'Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa, e al presunto mafioso Gaetano Cinà. La sua testimonianza ha animato l'udienza ed ha spinto Dell'Utri, per la prima volta in sei mesi, a parlare in processo. Cartotto ha raccontato che quando si occupava di Enti locali per la Dc, aiutò Berlusconi a perfezionare licenze ed adempimenti per la costruzione di "Milano due". Negli anni '80 tenne lezioni di storia della politica per i dirigenti di Publitalia. Nel '92 un «Berlusconi preoccupatissimo di perdere le concessioni televisive» gli commissionò uno studio sulla crisi politica italiana. Ora, chiusi i rapporti con Fininvest, ha in pubblicazione un libro in cui ricostruisce i rapporti con il Cavaliere e con il suo gruppo, che conterrebbe anche "rivelazioni pepate" sui retroscena della nascita di Forza Italia, di cui ha dato un assaggio in aula riferendo del presunto incontro, nell'aprile del '93, Craxi-Berlusconi che indusse l'imprenditore ad impegnarsi in politica. Ed ha aggiunto: «Berlusconi mi aveva promesso un mandato parlamentare. Poi, visto il mio contributo alla formazione del governo, chiesi almeno il posto di sottosegretario per un mio amico milanese. Non ho mai saputo perché le mie richieste non ebbero risposta».E Dell'Utri? «Lui non c' entra- ha risposto il teste- non gli porto rancore», ed ha confermato che durante un congresso Dc, tra il '72 e il '73, Dell'Utri gli chiese informazioni su Ciancimino «che voleva fondare una sua corrente», e ha aggiunto di aver "interpretato" quella curiosità come «un interesse favorevole». Il teste ha riferito che quando Dell'Utri apprese dalla Tv del suicidio di Domenico Signorino, avvenuto il 4 dicembre del '92, «scagliò il telecomando spiegandogli di essere amico del giudice». Riferendosi «ad una violenta campagna di stampa contro Dell'Utri accusato di collusioni mafiose», Cartotto ha detto che Berlusconi era molto preoccupato e che Dell'Utri un giorno commentò: «Silvio non deve dimenticare che io so tante cose...». Il teste (indagato a Torino per false fatturazioni), ha sostenuto infine che «Berlusconi voleva favorire un conglomerato di centro che prendesse i voti dei partiti in crisi» e che «i primi ad essere contattati furono Amato, Martinazzoli e Segni».

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. SESTA PARTE: I CANAPAI.

TOGHE SPORCHE / Depositata una nuova rogatoria: altri 17.820 milioni finiti su "All Iberian"
Un Biscione di miliardi in Svizzera
Da Segrate a Lugano, il viaggio degli "spalloni" targati Fininvest

di EMILIO PARODI
«Chiamo da parte di Rocco». Proprio come in un film poliziesco: era questa la frase in codice che doveva pronunciare lo "spallone" per ricevere istruzioni dalla Fininvest, andare a ritirare i soldi a Milano, fargli passare il confine in Svizzera e depositarli negli ormai famigerati conti "All Iberian", "Polifemo", "Ampio". Quasi 18 miliardi dal '91 al '93, a 500 milioni per viaggio. Per la precisione 17 miliardi e 820 milioni, parte dei quali - fra lo stupore degli stessi "spalloni" - compivano un percorso circolare e, nel '93, da quegli stessi conti, più il "New Amsterdam", tornavano alla base, a Milano. Con destinazione ultima sconosciuta. È una sintesi del contenuto dell'ultimo faldone depositato nei giorni scorsi dal pool Mani pulite agli atti dell'udienza preliminare per le cosiddette "toghe sporche" romane, che vede indagati per corruzione giudiziaria, fra gli altri, Silvio Berlusconi, Cesare Previti e l'ex capo dei gip romani Renato Squillante. E proprio Squillante riguarda un'altra parte di questo fascicolo - che mette in fila interrogatori per rogatoria in Svizzera e documentazione contabile sequestrata - destinato ad aggiungersi agli altri 180 dell'udienza del 5 novembre. A proposito del giudice romano, c'è la dichiarazione di Alberto Camerini, un consulente italo-canadese che dall''80 al '93 investì "capitali riservati" del magistrato in operazioni immobiliari oltreoceano: 600 milioni del 1982 (valore attuale, più del doppio) e 658.300 dollari del 1989. Soldi fatti fruttare, ad esempio, in un lussuoso condominio a Beverly Hill, California, e in un ufficio postale a Montreal, Canada.La prima parte di queste rogatorie riguarda dunque il flusso di denaro in Svizzera e ritorno attraverso i canali di quella che la procura di Milano considera la «cassa occulta» del gruppo Fininvest. A questo punto bisogna fare un passo indietro e ricordare che il Pool accusa Berlusconi di aver creato provviste estere per tangenti che - via Previti - sarebbero arrivate a Squillante, a sua volta presunto distributore di mazzette al tribunale di Roma per "aggiustare" processi a favore del Cavaliere. Accuse sempre respinte. Bene, queste ultime rogatorie riguardano gli interrogatori in Svizzera di tre "spalloni", quei professionisti incaricati di portare in terra elvetica denaro di "investitori" italiani. Elena Bauco, interrogata il 10 agosto scorso, della società di cambio di Lugano "Cambi-Diba Sa", racconta le operazioni - ritiro di contante dalla Fininvest e trasporto in Svizzera - fra il '91 e il '93. «Parlai con Vanoni (Giorgio Vanoni, manager finanziario del Biscione) ... mi disse che dovevo rivolgermi ad un numero telefonico di Milano, di far dire a chi chiamava "chiamo da parte di Rocco" e si sarebbero stabiliti gli accordi per il trasporto». «Dall'Italia mi sono arrivati contanti fino al 1992. Il rapporto a quell'epoca si è fermato ed è ricominciato in senso inverso nel '93 ... io ricevevo contante dai conti Ampio e da un altro conto della Fininvest e dovevo portare il denaro in Italia... a Palazzo Donatello, in Segrate, ove risiedono uffici Fininvest». Viaggio di ritorno confermato dal secondo fiduciario interrogato (il 16 ottobre scorso), Giorgio Ferrecchi, che ricorda di aver detto alla Bauco: «Cosa gli fanno fare (ai soldi ndr), gli fanno prendere aria fresca?». Conclude il terzetto Alfredo Bassert.Illuminante il racconto di Camerini, il consulente canadese presentato a Squillante dall'ex ministro alle Partecipazioni Statali Franco Piga, amico del giudice dai tempi del loro incarico comune in Consob. Camerini investì i soldi di Squillante in immobili in America: oltre ai già citati, anche uno stabilimento farmaceutico e due centri commerciali a Montreal, un terreno edificabile in California. Camerini finì di restituirgli gli utili (con oltre 800 milioni di guadagno sul capitale investito) nel '93, con 266 milioni in contati consegnati a Montecarlo a suo fratello Vittorio Squillante.

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. QUINTA PARTE : Occultismo.

Svelato il primo grande segreto di Silvio Berlusconi:
ecco le Holding fantasma del suo impero
Le sedici casseforti occulte
Ruggeri, autore di saggi sul Cavaliere, racconta la clamorosa scoperta

di Max Parisi

Signor Berlusconi, abbiamo novità per lei. Ha letto i giornali, ultimamente? Ha saputo che da Palermo è iniziata a circolare la notizia che le "famose" holding del suo impero finanziario non sarebbero 22 - come lei giura e stragiura - ma molte di più, esattamente 38?Ebbene... sorpresina, Cavaliere: abbiamo le prove della loro esistenza. Guardi, per non toglierle il piacere di assaporare la notizia, diamo la parola direttamente a chi le ha individuate, ne ha documentato ogni caratteristica amministrativa, e di tutto ciò detiene ampia certificazione a prova di ogni verifica. Inclusa la sua, signor Berlusconi, è ovvio.
Giovanni Ruggeri, lei è autore di alcuni libri d'inchiesta su Silvio Berlusconi, mi pare.
«Sì, due per l'esattezza»
Il primo quando lo scrisse?
«Il primo, intitolato "Berlusconi, inchiesta sul signor Tv", uscì in prima edizione presso gli Editori Riuniti nel 1987. Lo stesso libro fu poi ripubblicato nel febbraio 1994 dalla casa editrice Kaos di Milano, riveduto, ampliato e aggiornato, chiaramente».
Dopo di che, lei scrisse la seconda opera?
«Sì, "Berlusconi, gli affari del presidente", alla fine del 1994. È stata pubblicata anche questa dalla Kaos Edizioni di Milano».
Lavorando alla stesura di questi due saggi, lei ha mai avuto modo di venire a conoscenza di notizie relative agli assetti societari del gruppo Fininvest?
«Certamente. Anzi, io mi vanto, ripeto, mi vanto di essere il primo e l'unico ad aver scritto che le famose holding, la cassaforte dell'impero Fininvest, non sono 22, ma sono 38».
Scusi, Ruggeri, chi sostiene siano 22?
«Sono ufficialmente dichiarate tali dalla stessa Fininvest, ma non solo, come ogni società che si occupa di editoria e telediffusione, la Fininvest ha dovuto comunicare al Garante l'assetto societario delle sue emittenti, e lo ha fatto citando appunto le 22 holding, per cui non ci piove, ufficialmente sono tali, e il patrimonio della Fininvest, di cui una parte notevole risulta essere di proprietà personale di Silvio Berlusconi, è stato dichiarato distribuito appunto in queste 22 holding».
Che però non sono le sole, perché lei sostiene, e ora le vengo subito a chiedere con quali prove, che in realtà sono 16 più di quelle dichiarate dalla medesima società televisiva.
«Sì. Io l'avevo scoperto già dieci anni fa. Allora ne scrissi, però a quel tempo avevo contezza fossero 38, ma quando uscirono i miei libri non avevo ancora reperito tutte le 38 holding, cosa che ho fatto in un secondo momento. Per cui scrissi: sì, ho la certezza che si tratta di 38 holding e non di sole 22, tuttavia non potei sviluppare l'argomento come avrei voluto, e come potrei fare oggi, perché mi mancava la ricognizione documentale delle ulteriori 16, ricognizione che dovevo ancora fare. Le rivelo che a quel tempo delle 38 holding conoscevo, avevo dettagliata documentazione, ovviamente delle prime 22 e dell'ultima, la trentottesima. Delle altre conoscevo l'esistenza, emergevano da confronti di dati, ma alle prove materiali sono arrivato dopo».
Lei esattamente cosa ha individuato, cosa ha scoperto in dettaglio delle 16 holding "fantasma"?
«Le prime 22 Holding Italiane sono state costituite tutte il 19 giugno 1978, ma in quella stessa data nascono anche le Holding Italiane 23, 24, 25, 26, 27 e 28. Altre quattro, dalla Holding Italiana ventinovesima alla trentaduesima, vengono fondate il 22 dicembre 1978, e infine tutte le altre, dalla Holding Italiana trentatreesima alla trentottesima, nascono, cioè vengono costituite, il 27 marzo 1981. Noi parliamo di holding, quindi, che esistono già da un bel pezzo, 17 anni».
Lei è riuscito a capire, ci sono prove, che queste ulteriori holding detengano quote del capitale della Fininvest?
«Certamente. Intanto ciò che colpisce è la trasformazione che queste 16 holding aggiuntive, rimaste sconosciute, hanno subito nel tempo. Trasformazioni equivalse al cambiamento di nome, ma non di proprietà».
Cioè?
«La differenza sostanziale fra le 22 holding "ufficiali" e le 16 "occulte" sta in questo: le prime, quelle dichiarate tali da Berlusconi e dalla Fininvest, sono delle scatole vuote, si limitano a riscuotere i dividendi. Le altre 16, invece, sono società operative. Hanno un operare frenetico, ed è proprio questo che ha reso difficile l'individuazione, il loro reperimento. Ad ogni modo, sono riuscito a fare un elenco preciso, elenco che comprende trasformazioni, variazioni di sede e di oggetto sociale da quello originario. Le faccio un esempio: la Holding 33 dopo vorticose mutazioni è diventata... Tele Posillipo, la numero 34 Tele Sondrio, la numero 35 è diventata una finanziaria, la Safim Finanziaria».
Quindi oggi non esistono più come tali, come Holding Italiana numero...
«Formalmente no, ma sostanzialmente sì, la proprietà è sempre quella, sono state fatte variazioni per camuffarle, credo, o per ragioni che risultano del tutto incomprensibili, se non si tratta di nascondere qualcosa. Ad ogni modo non ci sono problemi, ho tutti i dati con me per la loro esatta individuazione».
Che dati?
«Tutti. Il numero di registro di ognuna di loro che le identifica presso le Camere di Commercio, il numero del fascicolo presso le Cancellerie dei Tribunali Civili, insomma è tutto molto chiaro, almeno a me. Posso affermare di avere chiarissimo l'intero organigramma societario della Fininvest, incluso questo groviglio nascosto».
Lei è certo del fatto che queste 16 holding siano riconducibili alla Fininvest? Che prove ha per affermarlo?
«La loro composizione. Tutte queste 16 holding vengono costituite dagli stessi personaggi al servizio della Fininvest, ossia dallo studio del commercialista Armando Minna, oggi deceduto, e di sua moglie, la signora Nicla Crocitto. Caratteristica di tutte queste holding è che nascono come Srl con 20 milioni di capitale, fondatori sono il commercialista Armando Minna e la moglie, come dicevo poc'anzi. Il commercialista si intestò il 90% del capitale iniziale, il rimanente la consorte. Nascono così, poi si trasformano in Spa, con capitale iniziale di 200 milioni, elevato di norma a 2 miliardi. Poi accadde un fatto che cambiò le cose. Il 29 gennaio 1982 il commercialista Armando Minna morì in un incidente stradale piuttosto strano, per la verità, e la vedova, la signora Nicla Crocitto, si ritirò a vita privata. Ecco che allora amministratore di tutte queste 16 holding diventò Luigi Foscale, zio di Silvio Berlusconi e padre di Giancarlo Foscale. Il signor Luigi Foscale, ex dirigente della Fiat, nonostante i suoi anni, marcia oltre gli ottanta, fino al 1995, ma suppongo ancora oggi, era amministratore unico delle holding di cui stiamo parlando».
Che senso ha tutto questo marchingegno segreto, secondo lei?
«Amo dire le cose quando ho una certezza assoluta. Guardi, le holding ci sono, il meccanismo lo conosco perfettamente, e anche a cosa serve. Per le 22 Holding "ufficiali" la Fininvest ha dichiarato che la loro esistenza è necessaria per risparmi fiscali, io vado più in là, anche perché non si capisce come mai la stessa Fininvest queste ulteriori 16 Hoding le ha sempre tenute nascoste».
La notizia delle 38 e non più 22 holding esce dalla Procura di Palermo che sta indagando nell'ipotesi di riciclaggio di capitali mafiosi in relazione a Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri.
«Le dirò che a me, tutto sommato, fa piacere dopo tanto tempo vedere che la magistratura scopre cose delle quali avevo scritto già 10 anni fa. Per un autore, è una soddisfazione. Noto anche dell'altro, rispetto questa notizia».
Cosa?
«Stando alle agenzie stampa, l'Ansa per la precisione, nei primi giorni dell'agosto scorso sarebbero stati prelevati documenti da due società fiduciarie della Banca Nazionale del Lavoro a Milano e a Roma, la Saf e Servizio Italia».
E quindi?
«Ma chiaramente, dico io, ci voleva tanto tempo per arrivarci? Io, in questi miei libri, ho chiesto esplicitamente a Silvio Berlusconi di dire chi c'è dietro, che tipo di mandato ha dato proprio a queste due fiduciarie. Il mio ragionamento al riguardo era molto semplice, dicevo: Cavaliere, lei sostiene che è tutto in ordine, che è tutto chiaro rispetto la proprietà della Fininvest? Lo dimostri. Noi sappiamo che lei ha operato dietro la facciata di queste due fiduciarie infiltrate pesantemente dalla P2, lei ha iniziato a servirsi di queste due fiduciarie e continua a farlo proprio quando erano controllate dalla P2 di Licio Gelli. Lei le ha usate, dicevo a Berlusconi già allora, nel 1987, per occultare i volti dei suoi finanziatori. D'altra parte, le società fiduciarie esistono proprio per questo. Ciò non significa a priori che il denaro sia maleodorante e i personaggi anche, ma il fatto che vi si ricorra, suscita delle perplessità. Allora, vogliamo uscire dall'equivoco, dalle congetture, dissi a Berlusconi. Renda pubblici i mandati di queste fiduciarie».
Berlusconi rispose?
«Assolutamente no. E allora io, continuavo a dire, non posso non ricordare che dietro queste stesse fiduciarie c'era Licio Gelli e Tassan Din, che addirittura aveva il suo "ufficio privato" diciamo così, dentro una delle sedi di queste fiduciarie, così come non posso scordare che con queste fiduciarie aveva rapporti Flavio Carboni, e via elencando».
Parlando di queste due società della Bnl, le risulta che abbiano avuto in qualche modo a che fare, intrattenuto rapporti voglio dire, con esponenti della mafia siciliana?
«Sì. Con esponenti di Cosa Nostra».
Torniamo la cuore del problema: esattamente quando ha scoperto i dati circostanziati relativi alle 16 Holding fantasma?
«Ho ultimato le ricerche alla fine del 1997»
Con questi nuovi risultati, ha intenzione di scrivere un altro libro?
«A questa domanda non intendo rispondere».
Un'ultimissima questione. Lei è un giornalista, per chi lavora?
«Sono un inviato del settimanale Gente da 25 anni».
Ruggeri, mi permetta l'impertinenza, Berlusconi sostiene che tutti coloro, non importa se giornalisti o magistrati, "parlano male di lui", sono dei comunisti. Lei, se intende dirmelo, è comunista?
«Mai stato comunista in vita mia. Questa poi... (risata)».

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. QUARTA PARTE : Soldi Sporchi.

La procura antimafia di Palermo: tramite
Dell'Utri capitali illeciti per le holding del Cavaliere
«Soldi sporchi nei forzieri del Berlusca»
I legali del presidente di FI si oppongono
alla perquisizione: è un parlamentare
PALERMO
La procura antimafia di Palermo sospetta che capitali di provenienza illecita siano finiti, tramite Marcello Dell'Utri, nelle holding di Silvio Berlusconi e ne vuole aprire i forzieri. Ma i legali del presidente di FI, Giuseppe De Luca ed Ennio Amodio, si oppongono al decreto di perquisizione, per le «prerogative riconosciute all'onorevole Berlusconi quale appartenente alla Camera dei Deputati». Dunque un invito a chiedere autorizzazione a Montecitorio. La Procura replica con «richiesta di esibizione e consegna di copia degli atti», motivata da improrogabili «esigenze processuali» nell'ambito dell'indagine per riciclaggio contro Dell'Utri. Il primo atto di questa schermaglia processuale è un decreto di perquisizione del 16 giugno. I pm Antonio Ingroia e Nico Gozzo, titolari anche dell'indagine sull'ipotesi di concorso in riciclaggio contro Dell'Utri (parallela al processo per concorso esterno in fase dibattimentale) chiedono di acquisire copia dei documenti contabili di alcune società, le cosiddette "Holding", che controllano l'intero capitale della Fininvest. In particolare, si chiede l'esibizione degli atti costitutivi, dei libri-soci e dei libri-giornale delle società: dalla "Holding Italiana prima" alla "Holding Italiana ventitreesima". Sei giorni dopo, il 24 giugno, giunge a Palermo notifica di opposizione degli avvocati De Luca e Amodio. «Nelle holding - scrivono i legali - si trova concentrato il patrimonio personale dell'onorevole Berlusconi che costituisce punto di riferimento e strumento della sua attività imprenditoriale, come tale quindi protetto dalla tutela costituzionale accordata a tutti i rapporti riconducibili alla attività personale del cittadino investito di funzioni parlamentari». Gli avvocati invitano perciò la procura di Palermo a chiedere l'autorizzazione alla Camera per acquisire le informazioni richieste su ventidue delle Holding citate nel provvedimento, quelle detenute «direttamente o indirettamente dall'onorevole Berlusconi». Via libera, invece, per la "Holding Italiana Ventitreesima" che fa capo, spiegano i legali, «ad altre persone della stessa famiglia» non coperte dalla tutela accordata ai parlamentari. La Procura replica allora rinnovando la richiesta di esibizione degli atti che le interessano, motivandola con «esigenze processuali determinate dalla sussistenza di gravi indizi in ordine ai reati ascritti a Marcello Dell'Utri». La Procura sostiene infatti che nell'acquisizione di "pacchetti film" da parte della società "Reteitalia spa", negli anni '70 e '80, sarebbero confluiti capitali illeciti.

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. TERZA PARTE : La Coppola.

«Dell'Utri chiese a Bontade venti miliardi da girare a
Berlusconi che si trovava in difficoltà economiche»
Così il Biscione si mise la coppola
Rapisarda: quei soldi servivano per acquistare
film e programmi. La Fininvest: tutto falso

ROMA
Un incontro a Parigi, nel 1980, tra Marcello Dell'Utri, Stefano Bontade e Filippo Alberto Rapisarda, nel corso del quale Dell'Utri chiese a Bontade, allora al vertice di Cosa Nostra, 20 miliardi da girare a Berlusconi, in difficoltà economica. Lo avrebbe rivelato ai magistrati di Palermo lo stesso Rapisarda, secondo quanto scrive "L'Espresso" in un articolo che sarà pubblicato sul prossimo numero e di cui è stato anticipato il testo. «Rapisarda - scrive il settimanale - dopo un primo interrogatorio dell'estate del '96 in cui aveva sostenuto che Bontade gli parlò, nel 1979, di 10 miliardi richiesti da Berlusconi e Dell'Utri alla mafia palermitana per entrare in società nel nascente Canale 5, si è presentato in procura il 6 ottobre 1997». Rapisarda ricostruisce quindi l'incontro con Bontade e Dell'Utri e la richiesta dei 20 miliardi, quasi 80 miliardi ai valori di oggi: «Con quei soldi - sostiene il finanziere siciliano, che non è un pentito, sottolinea "l'Espresso", - il gruppo Biscione avrebbe acquistato diritti televisivi di film e programmi da ritrasmettere sulla sua tv commerciale». Il settimanale scrive quindi che sono cominciati i controlli sui documenti, «partendo da quelli sequestrati alla Parmafid, una fiduciaria milanese cui fa capo il capitale sociale della Fininvest».La Parmafid ha sostanziali partecipazioni nelle 23 Holding Italiane, cui fa capo il capitale sociale della Fininvest. «La Parmafid però - continua ancora "L'Espresso" - non veniva utilizzata solo da Berlusconi. La fiduciaria aveva anche altri clienti, tra cui gli imprenditori milanesi Joe Monti e Antonio Virgilio, due colletti bianchi al centro dell'inchiesta Pizza Connection, assolti dalle accuse di mafia da una provvidenziale sentenza dell'ex presidente della prima sezione della Cassazione Carnevale. Così a partire dal 1997 gli investigatori della Dia hanno ricostruito gli acquisti di pacchetti di film avvenuti negli anni incriminati. Tutti contratti - scrive sempre il settimanale - conclusi a colpi di miliardi di ignota provenienza». "L'Espresso" ricorda poi che i legali di Berlusconi si sono opposti alla consultazione dei libri contabili delle Holding Italiane sostenendo che si tratta del capitale personale di Berlusconi, e che quindi bisogna chiedere l'autorizzazione al Parlamento. «È inaudito e indegno di uno Stato di diritto che in pieno svolgimento di processo certa stampa debba conoscere verbali di interrogatori tenuti nascosti alla difesa». Lo afferma in una nota il collegio difensivo dell'onorevole Marcello Dell'Utri a proposito delle anticipazioni dell'Espresso. «Le rivelazioni del Rapisarda, per quanto frammentariamente concessoci dalle Agenzie - proseguono i legali - sono state smentite dalle acquisizioni finora compiute, e costituiscono solo la conferma della dedizione alla menzogna di tale soggetto, ancora in debito di gratitudine per la archiviazione della sua posizione da parte della Procura palermitana». «Al fine di sgomberare il campo da ulteriori equivoci» gli avvocati di Dell'Utri ribadiscono che «i colleghi difensori dell'onorevole Berlusconi si sono opposti, per doveroso rispetto alle prerogative del loro cliente, al sequestro di atti comunque estranei agli acquisti cui si riferisce il Rapisarda, in ogni caso prestandosi alla esibizione degli stessi alla Autorità giudiziaria, a riscontro della assoluta trasparenza delle operazioni finanziarie riferibili alla holding». E la Fininvest smentisce in una nota «di aver avuto relazioni finanziarie o di qualunque altro tipo con personaggi come Bontade o Rapisarda per l'acquisto di diritti televisivi o per altre operazioni».

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. SECONDA PARTE : La Fortuna.

l curriculum giudiziario del Cavaliere farebbe invidia a un boss della mala
Le gesta di Lucky Berlusca
Per salvarlo un plotone di parlamentari, avvocati e giornalisti

di Max Parisi
In realtà, i cosiddetti "guai giudiziari" di Silvio Berlusconi non appartengono tutti al medesimo ceppo (da intendersi come blocco...).Berlusconi infatti, ha molteplici e differenti fronti aperti con la giustizia - più qualcuno appena chiuso con pesanti condanne - che in qualche modo rappresentano, dal punto di vista del codice penale, la sua intera carriera di imprenditore.Andiamo a ritroso.
RICICLAGGIO SOLDI DELLA MAFIA
Attualmente Silvio Berlusconi è sotto inchiesta da parte della Procura della Repubblica di Palermo - magistrato delegato alle indagini il sostituto procuratore Domenico Gozzo - per l'ipotesi di reato di riciclaggio di capitali provenienti dalla mafia siciliana, la meglio nota Cosa Nostra. Questa indagine nasce, per così dire, come "costola" del processo in corso sempre a Palermo contro Marcello Dell'Utri, a sua volta accusato di connivenza con questa organizzazione criminale (vedi articolo in pagina).Stando alle scarne informazioni raccolte in ambienti giudiziari palermitani, a dare impulso a quest'azione della magistratura contro il Cavaliere è stato un testimone, Filippo Alberto Rapisarda, potente finanziere siciliano operante a Milano dai primi anni Settanta. Rapisarda - hanno riferito alcuni giornali fra luglio e agosto - avrebbe reso a più riprese testimonianze il cui contenuto sarebbe di estrema gravità. Avrebbe riferito di miliardi ottenuti da Berlusconi dalla "famiglia" (in senso mafioso) dei Salvo, boss di Salemi. Nino e Ignazio Salvo, oggi entrambi deceduti, entrarono nel mirino di Giovanni Falcone già a metà degli anni Ottanta, tanto che vennero rinviati a giudizio nel primo maxi processo alla mafia istruito proprio da Falcone. Nino non fece a tempo a vedere la fine del dibattimento, morì di cancro in un ospedale di Bellinzona, in Svizzera, la notte del 18 gennaio 1986. Ignazio verrà ucciso in un agguato teso da Leoluca Bagarella e altri sicari, tra i quali - pensate - anche Gaetano Sangiorgi, marito di sua nipote, Angela Salvo, la sera del 17 settembre 1992.Ebbene, stando alle dichiarazioni di Rapisarda, sentito - ripeto - in qualità di testimone dalla Procura palermitana, il Cavalier Berlusconi avrebbe ottenuto dai cugini Salvo tramite i "buoni uffici" di Marcello Dell'Utri un ingentissimo capitale.Il "prestito", sempre che si possa chiamare così, sarebbe stato erogato a cavallo tra il 1977 e il 1978, la somma era di 5 miliardi (25 miliardi e 353 milioni di oggi - fonte Istat). Vero, falso? I magistrati, coadiuvati dalla Direzione Investigativa Antimafia e da esperti della Guardia di Finanza, stanno verificando. Sempre quest'estate, la Procura di Palermo ha sequestrato i libri societari delle 22 Holding (Dalla Holding Italiana Prima alla Ventiduesima) che detengono il capitale della Fininvest. Anche in questo caso, sono in corso accertamenti. Soprattutto, si cerca di capire la ragione per la quale Silvio Berlusconi per una larga parte degli anni Settanta e Ottanta fece amministrare in maniera fiduciaria forti quote di queste società-cassaforte alla finanziaria Par.Ma.Fid di Milano, società che contemporaneamente amministrava parte dei beni di pericolosi gangster e finanzieri di mafia operanti all'ombra della Madonnina. Come vedete, al di là delle parole di molti "pentiti", non ultimo Francesco Di Carlo, che ha "narrato" di incontri diretti avvenuti a Milano fra Silvio Berlusconi, Stefano Bontate e Mimmo Teresi, - questi ultimi due all'epoca dei fatti (metà-fine anni Settanta) ai vertici dell'organizzazione mafiosa - c'è ben altro su cui i magistrati vogliono fare chiarezza. E per la verità, anche noi. CORRUZIONE DI MAGISTRATI ROMANI
Naturalmente non sono solo questi - come si diceva - i "guai giudiziari" del Cavaliere di Arcore. Ricordate il clamoroso caso Previti, Squillante, Pacifico, Acampora? Ebbene, a Milano i magistrati sospettano fortemente - anzi, hanno carte bancarie in tal senso - che le ingentissime somme "girate" da Cesare Previti ad "amici" magistrati romani (leggermente corrotti...) in realtà provenissero non dai "risparmi" dell'avvocato della Fininvest, bensì dalle tasche di Berlusconi tramite la vasta ragnatela societaria estera nelle sue mani. Anche in questo caso specifico, la posta è altissima. Se venisse dimostrato processualmente il ruolo di "mandante" di Berlusconi nei confronti di Previti, l'impero finanziario del Cavaliere crollerebbe di schianto. In ballo c'è - niente di meno che - la Mondadori, rimasta per un lungo periodo al centro di una ferocissima battaglia legale fra De Benedetti e il Signore della Fininvest.Se Previti agì per corrompere - riuscendoci - i magistrati capitolini che alla fine in effetti diedero "ragione" al Cavaliere, e per farlo usò proprio i soldi del Cavaliere, sarebbe un disastro immane per Silvio. Dal punto di vista economico, si innescherebbe una causa per danni che in pratica lo porterebbe diritto alla rovina, dal punto di vista dell'immagine neanche a parlarne, sotto il profilo strettamente giudiziario poi, nel caso venisse condannato, il reato di corruzione di magistrati ha una rilevanza assai pesante, quanto ad anni di carcere.
VIOLAZIONE LEGGI ANTITRUST IN SPAGNA
Se questi due eventi giudiziari già bastano per capire quale "futuro" potrebbe aspettare Berlusconi in Italia, c'è da aggiungere che perfino in Spagna i giudici vogliono vederci molto chiaro sulla gestione patrimoniale della televisione impiantata in quella nazione dal signor Fininvest. L'ipotesi al vaglio dei giudici spagnoli circa le "azioni" di Berlusconi è di aver bellamente violato le leggi sia sull'antitrust, sia per ciò che attiene più semplicemente alla tassazione. Tra l'altro, Berlusconi deve prestare la massima attenzione a quello che fa, rispetto la magistratura iberica. Là, l'immunità parlamentare italiana non vale, sia ben chiaro. In ogni caso, questi sono solo i primi nodi che stanno venendo al pettine.
CAPITOLO BANCA RASINI
Quando qualcuno si prenderà la briga di "aprire" il capitolo Banca Rasini, magari sequestrandone l'archivio tutt'oggi esistente, magari interrogando alcuni dei suoi ex funzionari tutt'oggi in pensione (non al cimitero), e magari anche ponendo qualche domanda a qualcuno degli ex correntisti tutt'oggi facilmente rintracciabili, si scriverebbero pagine davvero inedite della storia di Silvio Berlusconi e famiglia. Certi comportamenti, certa spregiudicatezza, certe amicizie non si inventano dalla sera alla mattina. Bisogna avere dei maestri, e il giovane Silvio di allora ne ebbe più d'uno, nella banca dove lavorò suo padre per vent'anni.
E LUI?
A tutto ciò, comunque, Berlusconi risponde in maniera scomposta. A chi gli domanda pubblicamente spiegazioni - ad esempio il sottoscritto -, oppone l'ira dei suoi fedelissimi e l'azione dei suoi legali. A chi testimonia presso i magistrati, vedi Rapisarda, querele amplificate da potenti campagne televisive e della carta stampata (tutti mezzi da lui controllati) e infine direttamente ai giudici impressionanti pressioni concentriche a cui portano man forte "legioni" di deputati e senatori di Forza Italia in Parlamento. Di fronte a questo esercito formidabile, che dire? Golia sembrava invincibile.

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Eravamo nemici..dalla padania all'amore. PRIMA PARTE : La Mafia.

Berlusconi mafioso? 11 domande al Cavaliere per negarlo
Dai miliardi per comprare il terreno della futura Milano2, alle società siciliane con parenti di Buscetta: al Signore di Arcore la parola. Spieghi, e sia chiaro

di max parisi

Basta. Basta con questa indicibile manfrina messa in piedi dai mezzi di comunicazione di massa sulle vicende giudiziarie - specialmente quelle palermitane - di Silvio Berlusconi. È arrivata l'ora delle certezze definitive. Di seguito presento al signor Berlusconi una serie di domande invitandolo pubblicamente a rispondere nel merito con cristallina chiarezza affinché una volta per tutte sia lui in prima persona a dimostrare - se ne è capace - che con Cosa Nostra non ha e non ha mai avuto nulla a che fare. A scanso di equivoci e strumentalizzazioni, già da ora - signor Berlusconi - le annuncio che nessuna delle notizie sul suo conto che leggerà in questo articolo è frutto di "pentimenti", e nessuna delle domande che le sto per porre si basa o prende spunto anche fosse in modo marginale dalle parole dei cosiddetti "pentiti". Tutto al contrario, esse si basano su personali indagini e su documenti amministrativi che in ogni momento - se lo riterrà - potrò inviarle perché si sinceri della loro autenticità. Detto questo, prego, legga, e mi sappia poi dire.Partiamo da lontano, perché lontano inizia la sua storia imprenditoriale, signor Berlusconi.Primo quesito: lei certamente ricorda che il 26 settembre 1968 la sua società - l'Edilnord Sas - acquistò dal conte Bonzi l'intera area dove di lì a breve lei costruirà il quartiere di Milano2. Lei pagò l'area circa 4.250 lire al metro quadrato, per un totale di oltre 3 miliardi. Questa somma, nel 1968 quando lei aveva appena 32 anni e nessun patrimonio familiare alle spalle, è di enorme portata. Oggi, tabelle Istat alla mano, equivarrebbe a 38 miliardi, 739 milioni e spiccioli. Dopo l'acquisto - intendo dire nei mesi successivi - lei aprì un gigantesco cantiere edilizio, il cui costo arriverà a sfiorare 500 milioni al giorno, che in circa 4-5 anni porterà all'edificazione di Milano2 così come è oggi. Ecco la prima domanda: signor Berlusconi, a lei, quando aveva 32 anni, gli oltre 30 miliardi per comprare l'area, chi li diede? Inoltre: che garanzie offrì e a chi per ricevere tale ingentissimo credito? In ultimo: il denaro per avviare e portare a conclusione il super-cantiere, chi glielo fornì? Vede, se lei non chiarisce questi punti, si è autorizzati a credere che le due misteriose finanziarie svizzere amministrate dall'avvocato di Lugano Renzo Rezzonico "sue finanziatrici", così come altre finanziarie elvetiche che entreranno in scena al suo fianco e che tra poco incontreremo, sono paraventi dietro i quali si sono nascosti soggetti tutt'altro che raccomandabili. Sì, perché - mi creda signor Berlusconi - nel 1998, oggi, se lei chiarisse una volta per tutte, con nomi e cognomi, chi le prestò tale gigantesca fortuna facendo con questo crollare ogni genere di sospetto e insinuazione sul suo conto, nessuno e dico nessuno si alzerebbe per criticarla sostenendo che lei operò con capitali sfuggiti, per esempio, al fisco italiano e riparati in Svizzera, poi rientrati in Italia grazie alla sua attività imprenditoriale. Sarei il primo ad applaudirla, signor Berlusconi, se la realtà fosse questa. Se invece di denaro frutto di attività illecite, si trattò di risparmi onestamente guadagnati e quindi sottratti dai rispettivi proprietari al fisco assassino italiota che grazie a lei ridiventarono investimenti, lei sarebbe da osannare. Parli, signor Berlusconi, faccia i nomi e il castello di accuse di riciclaggio cadrà di schianto. Secondo quesito: il 22 maggio 1974 - certamente lo ricorda, signor Berlusconi - la sua società "Edilnord Centri Residenziali Sas" compì un aumento di capitale che così arrivò a 600 milioni (4,8 miliardi di oggi, fonte Istat). Il 22 luglio 1975 la medesima società eseguì un altro aumento di capitale passando dai suddetti 600 milioni a 2 miliardi (14 miliardi di oggi, fonte Istat). Anche in questo caso, vorrei sapere da dove e da chi sono arrivati queste forti somme di denaro in contanti. Terzo quesito: il 2 febbraio 1973 lei fondò un'altra società, la Italcantieri Srl. Il 18 luglio 1975 questa sua piccola impresa diventò una Spa con un aumento di capitale a 500 milioni. In seguito, quei 500 milioni diventeranno 2 miliardi e lei farà in modo di emettere anche un prestito obbligazionario per altri 2 miliardi. Signor Berlusconi, anche in questo caso le chiedo: il denaro in contanti per queste forti operazioni finanziarie, chi glielo diede? Fuori i nomi.Quarto quesito: lei non può essersi scordato che il 15 settembre 1977 la sua società Edilnord cedette alla neo-costituita "Milano2 Spa" tutto il costruito del nuovo quartiere residenziale nel Comune di Segrate battezzato "Milano2" più alcune aree ancora da edificare di quell'immenso terreno che lei comperò nel '68 per l'equivalente di più di 32 miliardi in contanti. Tuttavia quel 15 settembre di tanti anni fa, accadde un altro fatto: lei, signor Berlusconi, decise il contemporaneo cambiamento di nome della società acquirente. Infatti l'impresa Milano2 Spa iniziò a chiamarsi così proprio da quella data. Il giorno della sua fondazione a Roma, il 16 settembre 1974, la futura Milano2 Spa - come lei senza dubbio rammenta - viceversa rispondeva al nome di Immobiliare San Martino Spa, "forte" di un capitale di lire 1 (un) milione, il cui amministratore era Marcello Dell'Utri. Lo stesso Dell'Utri che lei, signor Berlusconi, sostiene fosse a quell'epoca un «mio semplice segretario personale». Sempre il 15 settembre 1977, quel milione venne portato a 500 e la sede trasferita da Roma a Segrate. Il 19 luglio 1978, i 500 milioni diventeranno 2 miliardi di capitale sociale. Ecco, anche in questo caso, vorrei sapere dove ha preso e chi le ha fornito tanto denaro contante e in base a quali garanzie.Quinto quesito: signor Berlusconi, il cuore del suo impero, la notissima Fininvest, certamente ricorda che nacque in due tappe. Partiamo dalle seconda: l'8 giugno 1978 lei fondò a Roma la "Finanziaria d'Investimento Srl" - in sigla Fininvest - dotandola di un capitale di 20 milioni e di un amministratore che rispondeva al nome di Umberto Previti, padre del noto Cesare di questi tempi grami (per lui). Il 30 giugno 1978 il capitale sociale di questa sua creatura venne portato a 50 milioni, il 7 dicembre 1978 a 18 miliardi, che al valore d'oggi sarebbero 81 miliardi, 167 milioni e 400 mila lire. In 6 mesi, quindi, lei passò dall'avere avuto in tasca 20 milioni per fondare la Fininvest Srl a Roma, a 18 miliardi. Fra l'altro, come lei certamente ricorda, la società in questo periodo non possedeva alcun dipendente. Nel luglio del 1979 la Fininvest Srl, con tutti quei soldi in cassa, venne trasferita a Milano. Poco prima, il 26 gennaio 1979 era stata "fusa" con un'altra sua società dall'identico nome, signor Berlusconi: la Fininvest Spa di Milano. Questa società fu la prima delle due tappe fondamentali di cui dicevo poc'anzi alla base dell'edificazione del suo impero, e in realtà di milanese aveva ben poco, come lei ben sa. Infatti la Fininvest Spa venne anch'essa fondata a Roma il 21 marzo del 1975 come Srl, l'11 novembre dello stesso anno trasformata in Spa con 2 miliardi di capitale, e quindi trasferita nel capoluogo lombardo. Tutte operazioni, queste, che pensò, decise e attuò proprio lei, signor Berlusconi.Dopo la fusione, ricorda?, il capitale sociale verrà ulteriormente aumentato a 52 miliardi (al valore dell'epoca, equivalenti a più di 166 miliardi di oggi, fonte Istat). Bene, fermiamoci qui. Signor Berlusconi, i 17 miliardi e 980 milioni di differenza della Fininvest Srl di Roma (anno 1978) chi glieli fornì? Vorrei conoscere nomi e cognomi di questi suoi munifici amici e anche il contenuto delle garanzie che lei, signor Berlusconi, offrì loro. Lo stesso dicasi per l'aumento, di poco successivo, a 52 miliardi. Naturalmente le chiedo anche notizie sull'origine dei fondi, altri 2 miliardi, della "gemella" Fininvest Spa di Milano che lei fondò nel 1975, anno pessimo per ciò che attiene al credito bancario e ancor peggio per i fondamentali dell'economia del Paese. Sesto quesito: lei, signor Berlusconi, almeno una volta in passato tentò di chiarire il motivo dell'esistenza delle 22 (ma c'è chi scrive, come Giovanni Ruggeri, autore di "Berlusconi, gli affari del Presidente" siano molte di più, addirittura 38) "Holding Italiane" che detengono tuttora il capitale della Fininvest, esattamente l'elenco che inizia con Holding Italiana Prima e termina con Holding Italiana Ventiduesima. Lei sostenne che la ragione di tale castello societario sta nell'aver inventato un meccanismo per pagare meno tasse allo Stato. Così pure, signor Berlusconi, lei ha dichiarato che l'inventore del marchingegno finanziario, che ripeto detiene - sono sue parole - l'intero capitale del Gruppo, fu Umberto Previti e l'unico scopo per il quale l'inventò consisteva - e consiste tutt'oggi - nell'aver abbattuto di una considerevole percentuale le tasse, ovvero il bottino del rapinoso fisco italiota ai suoi danni, con un meccanismo assolutamente legale. Queste, mi corregga se sbaglio, furono le ragioni che addusse a suo tempo, signor Berlusconi, per spiegare il motivo per cui il capitale della Fininvest è suddiviso così. È una motivazione, però, che a molti appare quanto meno curiosa, se raffrontata - ad esempio - con l'assetto patrimoniale di un altro big dell'imprenditoria nazionale, Giovanni Agnelli, che viceversa ha optato da molti anni per una trasparentissima società in accomandita per detenere e definire i propri beni e quote del Gruppo Fiat. In sostanza lei, signor Berlusconi, più volte ha ribadito che "dietro" le 22 Holding c'è soltanto la sua persona e la sua famiglia. Non avrò mai più motivo di dubitare di questa sua affermazione quando lei spiegherà con assoluta chiarezza le ragioni di una sua scelta a dir poco stupefacente. Questa: c'è un indirizzo - a Milano - che lei, signor Berlusconi conosce molto bene. Si tratta di via Sant'Orsola 3, pieno centro cittadino. A questo indirizzo nel 1978 nacque una società fiduciaria - ovvero dedita alla gestione di patrimoni altrui - denominata Par.Ma.Fid.A fondarla furono due commercialisti, Roberto Massimo Filippa e Michela Patrizia Natalini. Detto questo, certo rammenta, signor Berlusconi, che importanti quote di diverse delle suddette 22 Holding verranno da lei intestate proprio alla Par. Ma.Fid. Esattamente il 10 % della Holding Italiana Seconda, Terza, Quarta, Quinta, Ventunesima e Ventiduesima, più il 49% della Holding Italiana Prima, la quale - in un perfetto gioco di scatole cinesi - a sua volta detiene il 100% del capitale della Holding Italiana Sesta e Settima e il 51% della Holding Italiana Ventiduesima. Vede, signor Berlusconi, dovrebbe chiarirmi per conto di chi la Par.Ma.Fid. gestirà questa grande fetta del Gruppo Fininvest e perché lei decise di affidare proprio a questa società tale immensa fortuna. Infatti lei - che è un attento lettore di giornali e ha a sua disposizione un ferratissimo nonché informatissimo staff di legali civilisti e penalisti - non può non sapere che la Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria che ha gestito - esattamente nello stesso periodo - tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa Nostra e grande riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo, Carmelo Gaeta e altri boss - di area corleonese e non - operanti a Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri di persona. Quindi, signor Berlusconi, a chi finivano gli utili della Fininvest relativi alle quote delle Holding in mano alla Par.Ma.Fid.? Per conto di chi la Par.Ma.Fid. incassava i dividendi e gestiva le quote in suo possesso? Chi erano - mi passi il termine - i suoi "soci", signor Berlusconi, nascosti dietro lo schermo anonimo della fiduciaria di via Sant'Orsola civico 3? Capisce che in assenza di una sua precisa quanto chiarificatrice risposta che faccia apparire il volto - o i volti - di coloro che per anni incasseranno fior di quattrini grazie alla Par.Ma.Fid., ovvero alle quote della Fininvest detenute dalla Par.Ma.Fid. non si sa per conto di chi, sono autorizzato a pensare che costoro non fossero estranei all'altro "giro" di clienti contemporaneamente gestiti da questa fiduciaria, clienti i cui nomi rimandano direttamente ai vertici di Cosa Nostra.Settimo quesito: è universalmente noto che lei, signor Berlusconi, come imprenditore è "nato col mattone" per poi approdare alla televisione. Proprio sull'edificazione del network tivù è incentrato questo punto. Lei, signor Berlusconi, certamente ricorda che sul finire del 1979 diede incarico ad Adriano Galliani di girare l'Italia ad acquistare frequenze tivù. Lo scopo - del tutto evidente - fu quello di costituire una rete di emittenti sotto il suo controllo, signor Berlusconi, in modo da poter trasmettere programmi, ma soprattutto pubblicità, che così sarebbe stata "nazionale" e non più locale. La differenza dal punto di vista dei fatturati pubblicitari, ovviamente, era enorme. Fu un piano perfetto. Se non che, Adriano Galliani invece di buttarsi a capofitto nell'acquisto di emittenti al Nord, iniziò dal Sud e precisamente dalla Sicilia, dove entrò in società con i fratelli Inzaranto di Misilmeri (frazione di Palermo) nella loro Retesicilia Srl, che dal 13 novembre 1980 vedrà nel proprio consiglio di amministrazione Galliani in persona a fianco di Antonio Inzaranto. Ora lei, signor Berlusconi, da imprenditore avveduto qual è, non può non avere preso informazioni all'epoca sui suoi nuovi soci palermitani, personaggi molto noti da quelle parti per ben altre questioni, oltre la tivù. Infatti Giuseppe Inzaranto, fratello di Antonio nonché suo partner, è marito della nipote prediletta di Tommaso Buscetta. No, sia chiaro, non mi riferisco al "pentito Buscetta" del 1984, ma al super boss che nel '79 è ancora braccio destro di Pippo Calò e amico intimo di Stefano Bontate, il capo dei capi della mafia siciliana. Quindi, signor Berlusconi, perché entrò in affari - tramite Adriano Galliani - con gente di questa risma? C'è da notare, oltre tutto, che i fratelli Inzaranto sono di Misilmeri. Le dice niente, signor Berlusconi, questo nome? Guardi che glielo sto chiedendo con grande serietà. Infatti proprio di Misilmeri sono originari i soci siciliani della nobile famiglia Rasini che assieme alla famiglia Azzaretto - nativa di Misilmeri, appunto - fondò nel 1955 la banca di Piazza Mercanti, la Banca Rasini. Giuseppe Azzaretto e suo figlio, Dario Azzaretto, sono persone delle quali lei, signor Berlusconi, con ogni probabilità sentiva parlare addirittura in casa da suo padre. Gli Azzaretto erano - con i Rasini - i diretti superiori di suo padre Luigi, signor Berlusconi. Gli Azzaretto di Misilmeri davano ordini a suo padre, signor Berlusconi, che per molti anni fu loro procuratore, il primo procuratore della Banca Rasini. Certo non le vengo a chiedere con quali capitali - e di chi - Giuseppe Azzaretto riuscì ad affiancarsi nel 1955 ai potenti Rasini di Milano, tenuto conto che Misilmeri è tutt'oggi una tragica periferia della peggiore Palermo, però che a lei Misilmeri possa risultare del tutto sconosciuta, mi appare inverosimile. Ora le ripeto la domanda: si informò sulla "serietà" e la "moralità" dei nuovi soci - il clan Inzaranto - quando tra il 1979 e l'80 diverranno parte fondamentale della sua rete tivù nazionale? Ottavo quesito: certo a lei, signor Berlusconi, il nome della società Immobiliare Romana Paltano non può risultare sconosciuto. È impossibile non ricordi che nel 1974 la suddetta, 12 milioni di capitale, finì sotto il suo controllo amministrata da Marcello Dell'Utri, perché proprio sui terreni di questa società lei darà corso all'iniziativa edilizia denominata Milano3. Così pure ricorderà che nel 1976 l'esiguo capitale di 12 milioni aumenterà a 500, e che il 12 maggio del 1977 salirà ulteriormente a 1 (un) miliardo, e che cambierà anche la sua denominazione in Cantieri Riuniti Milanesi Spa. Come al solito, vengo subito al dunque: anche in questo ennesimo caso, chi le fornì, signor Berlusconi, questi forti capitali per aumentare la portata finanziaria di quella che era una modestissima impresa del valore di soli 12 milioni quando la acquistò?Nono quesito: lei, signor Berlusconi, certamente rammenta che il 4 maggio 1977 a Roma fondò l'Immobiliare Idra col capitale di 1 (un) milione. Questa società, che oggi possiede beni immobili pregiatissimi in Sardegna, l'anno successivo - era il 1978 - aumentò il proprio capitale a 900 milioni. Signor Berlusconi, da dove arrivarono gli 899 milioni (4 miliardi e 45 milioni d'oggi, fonte Istat) che fecero la differenza? Decimo quesito: signor Berlusconi, in più occasioni lei ha usato per mettere in porto affari di vario genere - l'acquisto dell'attaccante Lentini dal Torino Calcio, ad esempio - la finanziaria di Chiasso denominata Fimo. Anche in questo caso, come nel precedente riferito alla Par.Ma. Fid., lei ha scelto una società fiduciaria - questa volta domiciliata in Svizzera - al cui riguardo le cronache giudiziarie si erano largamente espresse. Tenuto conto della potenza dello staff informativo che la circonda, signor Berlusconi, mi appare del tutto inverosimile che lei non abbia saputo, circa la Fimo di Chiasso, che è stata per lungo tempo il canale privilegiato di riciclaggio usato da Giuseppe Lottusi, arrestato il 15 novembre del 1991 mentre "esportava" forti capitali della temibile cosca palermitana dei Madonia. Così pure non le sarà sfuggito che Lottusi venne condannato a 20 anni di reclusione per quei reati. Tuttora è in carcere a scontare la pena. Ebbene, signor Berlusconi, se quel gangster finì in galera il 15 novembre del '91, nella primavera del 1992 - cioè pochi mesi dopo quel fatto che campeggiò con dovizia di particolari, anche circa la Fimo, sulle prime pagine di tutti i giornali - il suo Milan "pagò" una forte somma "in nero" - estero su estero - per la cessione di Gianluigi Lentini, e usò per la transazione proprio la screditatissima Fimo, fiduciaria di narcotrafficanti internazionali. Perché, signor Berlusconi?Ecco, queste sono le domande. Risponda, signor Berlusconi. Presto. Come ha visto, di "pentiti" veri o presunti non c'è traccia negli 11 quesiti. Semmai c'è il profumo di centinaia di miliardi che tra il 1968 e il 1979 finirono nelle sue mani, signor Berlusconi. E tuttora non si sa da dove arrivarono. Poiché c'è chi l'accusa che quell'oceano di quattrini provenne dalle casse di Cosa Nostra e sta indagando proprio su questo, prego, schianti ogni possibile infamia dicendo semplicemente la verità. Punto per punto, nome per nome. È un'occasione d'oro per farla finita una volta per tutte. Sappia che d'ora in poi il silenzio non le è più consentito né come imprenditore, né come politico, né come uomo.

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lunedì, giugno 08, 2009

Il Brunetta che riposa...


L'uomo dell'odio e del rancore posto in politica ci dimostra cosa fa durante gli incontri pubblici...so che la girerà a suo favore ma ciò non toglie che l'unica arte in cui il ns. è numero uno è quella del parlare per niente.

Anche per lui il razzolare va in contrasto con il predicare e l'uomo che sta cercando invano d'insegnare al mondo il concetto di efficenza presenzia ai convegni solo per onor di firma.

Morale della favola: A CASA pure lui!!!

P.S. Lo vedrei bene in qualche circo...

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Giustizia.

mercoledì, giugno 03, 2009

Attenzione...